Monday 1 june 2009
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di Ninnj Di Stefano Busà
In tutte le società moderne vi sono stati periodi più o meno bui, che hanno caratterizzato il declino della morale e dell'etica, oltre che le capacità dell'individuo di riformularsi in un contesto
progressivo di più matura formazione, consapevole delle pericolose conseguenze nel futuro. Ogni civiltà periodicamente subisce il deterioramento delle conquiste fatte a causa di un
lento quanto inesorabile sfaldarsi della coscienza, in cui la consapevolezza del danno che si va a creare sembra minore dell'utile egoistico, (a)morale, disinibito e aggressivo, che si
viena a formare in un clima politico economico e sociale difficile. Posto questo teorema, andremo ad analizzare ora alla luce dei nostri giorni, la situazione dell'attuale società
supertecnologica postmoderna. Essa è il frutto un po' avariato di una tendenza al lassismo, che ogni nuovo periodo storico apporta e dentro il quale, più o
meno coscientemente l'uomo investe tutto il suo capitale genetico, il suo livello intellettuale, la sua formazione educativa, il suo grado di giudizio e discernimento, le sue più alte
potenzialità, le sue fragilità o debolezze, il diverso grado di rapportarsi alla religione, al progresso, alla Storia.
Una necessità irrinunciabile sembra essere ai nostri giorni l'affrancamento da ogni verità vera o presunta, da ogni riferimento valoriale in relazione al comportamento, al diritto alla
vita, alla libertà, alla società. Forse neppure ce ne accorgiamo, ma è difficile credere che le facoltà migliori del soggetto sano di mente oggi
siano talmente stravolte da essere giunti sull'orlo dell'abisso. Nel clima culturale in cui si vive, le remore sono bandite, e anche le regole, definite superflue e inadeguate nel clima del
post-moderismo nel quale solo la confusione regna sovrana.
Qui, però, entra in ballo il futuro dell'umanità: le conseguenze non sono valutabili, ma danno segno d'inquietudine, avvisano che siamo molto vicini a provocare conseguenze temibili per la
gravità dei problemi in gioco. Vi è una debolezza di fondo nel tessuto sociale di questa nuova era che fa pensare ad una insufficiente informazione, che possa risultare idonea a comprendere che la
resa dei conti è più prossima di quanto immaginiamo. In parte è aggravato dai mass-media che giornalmente ci bombardano di vacuità: il palcoscenico è vasto, si va dalle
idiozie, alla prospettiva di un bene vanesio che è occasione di indebolimento delle coscienze, soprattutto dei giovani, che non hanno la visione interamente adeguata della conoscenza e
dell'esperienza. Questa confusione di ruoli, di fini, di progetti induce a sovrastare il bene comune a favore di spinte riduttive per l'umanesimo e per l'illuminata visione della vita. Non si fa
che giocare al rinvio, quello che non è fatto oggi lo otterremo domani: ma cos' è, dunque, questo gioco al massacro?quale maleficio ci nutre di dentro facendoci perdere le prospettive future? Di
fronte a comportamenti così massificati , senza dettami ideologici, senza spinte di legalizzazione, il compromesso porta a promuovere come finalizzazione ultima le remore coscienziali, per essere
liberi di agire a proprio piacimento, senza dover rinunciare alle lusinghe della propaganda e delle mobilitazioni opportunistiche. Ma per essere libero veramente l'uomo non può esimersi dal dover
educare il pensiero alla verità alla conoscenza e al sacrificio. Difendere il proprio diritto alla scelta non sempre è segno di libertà. Chi nutre passioni discordanti e criteri di
valutazione che esortano all'edonismo e al piacere dell'immediato, difficilmente riflette sulle cattive conseguenze di comportamenti brutali e dissennati, salvo poi doversi trovare a fare
i conti con la coscienza...Non bisogna confondere la libertà con il libertarismo, perché è proprio il libertarismo che ha generato il nichilismo con conseguente
imbarbarimento dell'attuala società. La dignità e la responsabilità sono i luoghi da raggiungere per una correzione di rotta, per
un'autoreferenzialità del soggetto come libero, ma consapevole e degno di questa libertà faticosamente conquistata che darebbe al recupero dell'autentica dignità quella rinascita umana, culturale,
religiosa di saper distinguere il bene dal mal: Saper riconoscere la necessità di un risveglio di coscienze è auspicabile per la vera rinascita di una società smarrita e claudicante, che vaga senza
criteri di valutazione certa verso gli imponderabili scenari futuri, che non saranno certo rosei, senza una rivisitazione dell'impianto-uomo, senza una revisione e ottimizzazione degli strumenti in
suo possesso, che gli sappiano indicare la strada della ragionevolezza e forse pure della salvezza.
Di VolaPoesia
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