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15 gennaio 2014 3 15 /01 /gennaio /2014 14:31

La Traiettoria del vento, Ninnj Di Stefano Busà, Ed Kairos, 2013

 

                                di Arnoldo Foà

 

La Poesia di oggi pare una congrega di cattivi pensieri, di rose in ombra, di mummificate azioni che hanno la retorica dei fumismi ad ogni costo.

Questo volumetto è tutt’altro che fumismo, se non credessi di udire dietro di me un coro di polemiche, direi che da esso ci sarebbe modo e, abbastanza materiale, per “imparare” a scrivere versi.

Dico spesso di "non" essere un poeta, sono uno a cui piace la poesia. Siccome fin dai banchi di scuola ci hanno nutriti di retorica e culti di vuote parole inneggianti alla più completa nullità, mi sento di dire che la trionfalistica e spettacolare cultura del poetichese di fronte alla Poesia non vale.

La gestione della routine letteraria non dovrebbe avallare certe facezie. Ma la responsabiltà resta sempre individuale in quanto la disponibilità alla esegesi deve agire solo in conseguenza al valore dell’oggetto poetico, da cui è legittimata la sua assunzione di critica.

Ho letto con molto piacere e ammirativa soddisfazione questa raccolta e, confesso di averla trovata tra le più intense opere che mi siano capitate tra le mani negli ultimi tempi (e sono tante, me ne giungono ogni giorno a valanghe).

All'inizio è stata solo curiosità, questo nome circola tanto tra i poeti e "non poeti", ovviamente ha come tutti anche i suoi detrattori, ma neppure tanti a ben guardare...L'ho estratto dal mucchio e l'ho letto...

A mio parere, questo smilzo libretto, ci fa comprendere le direzioni utili alla poesia, l’orientamento e le finalità dell’atto poetico. Fa bene Davide Rondoni a definire Ninnj Di Stefano Busà in prefazione, come una presenza forte, aggiungendo che “la sua poesia avviene nel momento stesso della nostra lettura”. Credo basterebbe solo quello per mostrare la validità dell’autrice in esame.

I versi sono percorsi da uno stupore che è autentica bellezza, puro conforto tra le plurime esperienze di un poetichese insulso, non vivo e non vero della poesia di oggi.

S’individua subito una perdita che promana dalle sottili e impalpabili sofferenze, dalle sommesse innovazioni semantiche.

Tutto lo stile ha una bellezza carismatica, una grazia e una impronta tutte sue; quasi visionario il trasfondersi dal sogno alla realtà, che sa trascrivere e descrivere in modo creativo, direi quasi trasfigurativo, - il sublime dal banale -  o in ogni caso, lo stupore e la meraviglia dinanzi ad un mondo che non riconosce il linguaggio poetico.

Ogni segno in questa poesia si fa parola, ben congegnata, accuratamente illuminata da una forza che origina dal di dentro. Direi che non si può essere poeti se non si possiedono tali virtù. La Di Stefano Busà, a parer mio li ha in abbondanza. Ve lo dice un “non poeta” che ama i veri poeti...

                                                               Arnoldo Foà

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Published by Volapoesia-Overblog - in Recensioni
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