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4 giugno 2012 1 04 /06 /giugno /2012 14:11

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Il poeta è sempre stato il sognatore, colui che vola con le parole al di là e al di sopra dei concetti sterili, banali, stereotipati degli altri. Colui che reagisce all'inganno del mondo in maniera eclatante: si fa sentire, reclama la sua parte di cielo, inventa o sogna un piccolo eden nascosto dove rifugiarsi a pensare, a scrivere  con la voce del vento o nella solitudine.

Il poeta non condivide la sciatta monotonia della normalità, insignificante e asettica, il poeta è il lottatore, l'atleta in una palestra di rachitici, egli lotta per la sopravvivenza della poesia, (che sta per estinguersi) interviene sulla casta moralità dei benpensanti, dei moralisti dell'ultima ora, che vedono nella poesia il passatempo, la noia, la irrilevante/insignificanza del pensiero. Il poeta è un <barbaro sognatore> non come affiliato alla Lega, ma al suono della parola, al significato potente delle sue immagini ideali e fantastiche, vere ali, per volare....ci vuole un grande sogno, in questi tempi per smuovere ali atrofizzate dalla troppa immobilità intellettuale.

Il poeta predilige il silenzio, fa sua la notte, la mancanza di suoni o rumori, l'isola felice dove far volare i suoi aquiloni,  perché la spinta interiore, la forza ineluttabile delle sue molte vite, lo spinge ad essere fuori del tempo, fuori dagli schemi che ne atrofizzano la volontà del poiein.

 

 

 

 

 

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Published by Buongustaio - in Articoli culturali
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