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25 novembre 2013 1 25 /11 /novembre /2013 11:32

                                   

                       di Ninnj Di Stefano Busà

 

L’ultimo romanzo di Sandro Gros-Pietro è di quelli che si lasciano leggere tutto d’un fiato, tali e tante sono le scene, le trame, le interlocuzioni, i fili che si riallacciano ai personaggi: ognuno compreso nel ruolo che gli spetta lascia trapelare la sua storia privata e personale, i difetti e le rovine morali di una società come la nostra che da tempo, ormai, ha abbandonato valori e significati, per correre dietro a chimere lucrose, a ruoli di ordine speculativo-finanziari assai più allettanti.

È il caso del protagonista, certo Gualtiero Menotti, faccendiere intrigato in loschi affari, irriguardoso della morale e delle regole, che gravita attorno ad una Italia trasformata in un crogiolo di maneggiatori e di trafficanti di denaro sporco, speculando in affari economici assai loschi che si stringono attorno ad una condizione esistenziale precaria e corrotta da forme sempre più facili di indecenza e disonore.

La scena si svolge nell’Italia degli anni ottanta.

La trama del racconto ruota attorno al protagonista principale che si rende responsabile di fiancheggiare il fenomeno clandestino del terrorismo, che si trasforma dopo la parentesi del ’68 divenendo un coacervo di attivisti rivoluzionari e terroristi.

Il personaggio è un doppiogiochista, un camaleonte della scena che, nel diversificato ruolo di fiancheggiatore e collaborazionista, consuma la sua esistenza nella veste immorale, quanto fantomatica e menzognera di dirigente commerciale di un Grande impianto di Raffineria alla periferia di Torino.

Il registro non è nuovo alla cronaca giudiziaria e alla società di oggi.

Se ne incontrano assai spesso personaggi squallidi con poteri enormi, tra le fila di un ecumene politico ed economico irriguardoso dell’etica e delle regole della giustizia. Gualtiero Menotti viene scoperto come fiancheggiatore e collaboratore di fondi neri a favore di un candidato corrotto in corsa per l’elezione a Capo dello Stato.

In uno scontro a fuoco rimane ucciso e paga le sue nefandezze.

Romanzo tra i più appassionanti, di grande attualità.

Si nota subito la penna addestrata del romanziere Gros-Pietro.

È una di quelle letture molto stimolanti ad effetto.

Il rapporto dell’autore con la scrittura è di quelli emergenti, per disposizione di argomenti trattati, particolarmente curati nei dettagli e nelle trame.

La sua vicenda letteraria non è più da esordiente, e per quanto possa valere il mio giudizio, consiglierei di seguirla attentamente.

Da parte dei critici militanti potrebbe essere una sorpresa scoprire un vero talento tra le fila di autori nostrani, senza dover attingere sempre al contingente straniero che ci indichi le coordinate nella narrativa moderna.

Soffermiamoci per qualche momento a pensare che anche la narrativa italiana può essere degna di figurare tra quelle meritevoli.

Non leghiamoci sempre all’elenco preconfezionato dall’Editoria marchiata di “esterofilia”che c’impone nomi e gusti.  

 

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Published by VolaPoesia - in Recensioni
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