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2 ottobre 2014 4 02 /10 /ottobre /2014 13:41

 

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

Emilio Capaccio è nato a Salerno il 16 maggio del 1976. Si è laureato in Economia e Commercio all’Università degli Studi del Sannio nella città di Benevento. Vive a Milano, dove lavora nel campo della sanità.

Ha pubblicato per la casa editrice Pagine un e-book nella collana antologica “I Poeti Contemporanei vol. 16”(settembre 2012) e alcune poesie nell’antologia poetica “Voci d’Autore” (gennaio 2013) e nell’antologia “Attimi” (ottobre 2013).

Per Aletti Editore è stata pubblicata la poesia Verrò a spiarti nell’antologia “Sotto l’Albero delle Mele vol. 2”(marzo 2013) e la poesia Il giorno nell’antologia “Parole in Fuga vol. 9” (giugno 2013).

Per Montedit è stata pubblicata la poesia Ragione d’esistenze dissimili, finalista del premio “I poeti dell’Adda 2012”,nell’antologia omonima (luglio 2013).

La poesia Propositi è risultata finalista al concorso “Il Federiciano 2013” e inserita nell’antologia omonima, copertina verde, (novembre 2013).

A giugno 2014 è stata pubblicata (e liberamente scaricabile) nel sito www.larecherche.it l’antologia: Malinconico oscuro: traduzioni di 25 poeti sudamericani inediti, prefazione di Giorgio Mancinelli.

La poesia Morirò di Domenica è risultata finalista e premiata al concorso di poesia internazionale Viaggio di Versi III edizione, a cura della rivista letteraria Poeti e Poesie diretta da Elio Pecora (agosto 2014).

Collabora con Poetry in Translation di Chiara De Luca, fondatrice e direttrice della casa editrice Kolibris.

 

 

 

 I corpi

 

 

In questo momento esisto.

(Esisterò in altri momenti

ma senza averne coscienza).

Mi sembra di staccarmi dal corpo

con il quale mi coprivo

per pudore di restare nudo …

e di osservarlo oscillare,

sui piedi,

da un luogo lontano,

con sguardo affrancato e primitivo,

che non è degli occhi!

E osservo il riflesso degli altri

più opaco,

che vegliano i loro corpi

da altri luoghi solitari.

E capisco che siamo troppo lontani …

troppo lontani!

Non abita nessuno

in questi corpi paralizzati

nella forma che dovrà sciogliersi

a un’alzata di vento.


Il peso dell’essere

 

 

Vado proteso e filiforme

in qualche sogno

che ricordo la mattina.

Mi stacco da quell’io che contengo a fatica,

come un fiore contiene un uccello

che vuole cantare,

però maldestro sulla sua foglia!

E osservo il mio nido …

che è la Terra!

e le sue vie

e i suoi trascorsi

e le sue ombre sotto gli alberi,

dove incontro qualcuno,

più stanco,

venuto a bare un veloce silenzio.


Inventatevi un oroscopo …

 

 

Inventatevi un oroscopo,

qualità e tare ereditarie,

somiglianze con fratelli e sorelle.

Brevettate un modo di comunicare,

un sorriso indecifrabile.

Parlate dell’ambiente che vi ha ispirato,

del mare che vi ha affievoliti,

della montagna

che ha dato fibra e risolutezza.

E i venti diranno di avervi conosciuti

in luoghi che eternamente si contrastano,

dove le montagne

(lanterne antiche sull’acqua)

sono tutto quello che si acquisisce,

il mare, quello che si disperde!


La rilevazione

 

 

Tuonava nei cieli della marina.

Era notte e non vedevo!

A quei tempi si aspettava il Domani,

come chi aspetta

quelle ferree certezze

di cui manca appena la presenza.

E venne il Domani! …

con passettini frettolosi,

mascherato da Mattino.

E si fece Tardi!

Si fece Chiaro!

E vidi ai piedi di un alaterno

bocche di preghiere ancora spalancate

con tutti i fulmini addosso!


Le nuvole

 

 

Che cosa vogliono da me queste nuvole

così bianche e frastagliate …

frivole d’aria,

lampanti di luce?

In che lingua d’altitudine mi parlano

quando passano nei caldi planisferi dell’estate?

O, invidio le nuvole!

Il loro tempo che non segnano gli orologi! …

Vanno agli angoli dei cieli

dove finisce ogni età.

Assegnate a un ordine di precarietà universale,

non temono delibere di venti,

non temono dissolvenze …

fedeli all’effimero apparire

del loro comandamento.

Mi ricordano la fugacità di ogni danza che danzo,

di ogni volo che si compie,

e la condanna di chi resta fisso a guardarle

con le radici nella terra

(con le braccia corte sulla terra)

seppur passa! …

senza andare passa! …

Vittima dello stesso comandamento!


L’amore

 

 

Non ci sono similitudini.

Quello che scrivo per te è umano,

quello che sento è divino!

Vivo l’amore nel mistero,

nella più scura profondità di ogni anima della terra.

Qui, nel recondito,

in clandestinità,

nei fiotti di sangue e desiderio

che inondano il mio cuore,

non ci sono voci,

né baci,

né parole.

Vengono da Dio

le correnti che mi portano il tuo nome!

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