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18 agosto 2012 6 18 /08 /agosto /2012 11:44

 

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Un sentimento che abbraccia la vasta gamma delle sensazioni, delle suggestioni, delle emozioni a livello conscio e inconscio dell’autore.

Un vero diario in cui il poeta Coco trascrive attraverso la scrittura poetica il suo limpido e chiaro canto d’amore fraterno alla figura adorata e adorante di un finissimo e lucido intelletto, il cui passaggio dalla vita alla morte è stato fulminante e repentino: descrive il calvario degli ultimi giorni, l’sssistenza continua al suo capezzale, quasi a scacciare la morte che lo ghermiva tra le sue spire, l’agonia e infine la resa definitiva, inamovibile.

Si evince una sorta di itinerario in mortis barriera che apre e conclude l’inattesa drammaticità dell’evento che si compie, e ne stravolge i sentimenti, lascia attoniti e perplessi.

Un carico d’amore e di adorazione legava l’autore a quest’uomo (suo fratello), un misto di venerazione e timore, un’effusione ora placata solo dalla fragilità con cui si è vicini alla morte: Emilio che lo assiste, lo copre, allevia la sofferenza come farebbe una mano materna...

l’autore risulta è schiantato da questa esperienza fatale, che vede l’adorato fratello concludere la sua vita terrena a causa di una banalissima caduta accidentale che lo porta, da subito, ad avere le conseguenze tragiche di una agonia pre-morte. Lo assiste nella degenza di una stanza che è l’inespugnabile barriera tra lui e la morte. Michele attraverserà lo Stige con le attenzioni, le cure amorevoli del suo amato fratello, che per scongiurare il suo trapasso, prega tutti i Santi che incontra in quel luogo di tristezza. Quando sente affievolirsi la capacità di recuperare alla vita il fratello, smette di pregare, gli fa scudo col suo corpo nel tentativo di esorcizzare la Dama Bianca che sfronda i suoi prediletti. Una grande descrizione che annota i punti salienti della storia: una storia che commuove; una scrittura intensa, in cui vengono affrontate le emozioni di un’immersione nelle tenebre,  compromessa dal destino che ha voluto separare anzitempo un legame sì forte, come quello di sangue: “Lasciatemi con loro, coi miei morti...”quasi urla, attraverso il pudore che lo attanaglia. Coco avverte la sofferenza della resa, la proiezione del rimpianto che si fa ostile e accompagna la poesia nei punti-chiave di una interlocuzione tenace, fatta di potenti, eppure teneri ricordi.

La forza emotivo-sentimentale è palpabile, si avverte la trasparenza straordinaria di un verso che tutto reclama e accompagna: il dono della notte è un epicedio di note alte, che sanno accompagnare il prodigioso amarcord della vita, malgrado tutto, e nonostante gli affondi temibili della memoria che fa dire all’autore: “Torneremo a incontraci in quel paese/ dove il sole risplende tutto il giorno/.../ lì resteremo eternamente giovani.” Libro straordinario, endecasillabi perfetti che registrano e respirano l’amarezza della sconfitta, ma evocano un’ascesi lirica che resta quasi a immortalare il respiro, la gioia di esser(si) appartenuti in un legame di sangue e d’intenti che li ha accomunati, in un sigillo d’albe e notturne foschie. Come da ragazzi hanno retto alle lusinghe e alle astuzie della vita, opponendovi i loro adolescenziali sogni... Cosicché, ora in accenti di rara preziosità lirica e di perfezione linguistica, il poeta ne riscatti l’assenza: “so che più non sarà com’era prima”, e senza neppure un filo di retorica, il canto ne esce trasognato e struggente. Trattasi di una poesia alta, che sublima il dono e il valore umano dello scomparso.   

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Published by Buongustaio - in Recensioni
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