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2 ottobre 2014 4 02 /10 /ottobre /2014 16:49

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

Gabriele Via è nato a Bologna nel 1968. Per linea paterna discende da una antichissima famiglia dell’aristocrazia cattolica di Francia, in Avignone, posizionata in Calabria da molti secoli. Da parte materna appartiene alla borghesia bolognese fin dal XIV sec.

Poeta, filosofo, cercatore. Si esprime e ricerca in versi, in narrazioni, con la voce, e con la fotografia. Ha vissuto molti anni con un monaco indiano che gli è stato maestro e guida. È stato insegnante di religione. Ha fatto l’attore con Ellen Stewart (La MaMa).  Collabora con Lavinia Turra dal 2006; partecipa quindi alla crezione del progetto Like-US e del brand INABITIDIVERSI. Cucina, suona diversi strumenti musicali, e ha fatto due volte il cammino di Santiago. Dal 1991 fu amico di Roberto Roversi, che gli dedicò pagine bellissime di lode e stima. Ha pubblicato con Roberto Roversi, Roberto Pazzi, Elio Pecora, Nicola Muschitiello, Lorenzo Chiuchiu, Bruno Rombi.

Nel 2011 il Prof. Marco Roccetti lo invita a tenere 4 incontri con gli studenti EMBA dell’Alma Graduate School. La sua collaborazione prosegue nel 2012 e nel 2013.

Nel 2013 ha scritto versi e offerto la sua voce per la realizzazione (sotto il coordinamento del Prof. Marco Roccetti) dell’App. Bologna Mondo Musei che propone un innovativo tour geolocalizzato per 22 musei bolognesi con una sezione divinatoria basata sulla poesia.

Ha pubblicato diversi titoli di poesia, un romanzo e figura in numerose antologie.

Dal 2008 è ospite con diversi titoli sulle pagine di bibliomanie.it

E nel 2013 Bomba Carta gli ha dedicato una monografia nella rubrica Lettera in Versi, a cura di Rosa Elisa Giangoia con una intervista fatta da Bruno Rombi.

Nel 2013 è tra i fondatori del progetto artistico di  ABC con Lavinia Turra, Paolo Fiore Angelini e Valentino Corvino.  In ascolto da sempre della Parola come Rivelazione, come Poesia e come strumento di cura (vedi la Psicanalisi) ecco che dal 2014 ha creato una pagina Facebook in cui propone la poesia come terapia.


****



Non è la risposta a un indovinello: 

La fede indovina la tua carne 

come il disegno di una cicatrice. 

  

Dicono che Dio ci voglia bambini: 

ma questo era vero un tempo.

Tieni a bada il tuo silenzio pietoso;

 

lascia che oggi contempli, soltanto,

ad un crepitare d'acque prossimo

alla soglia biblica di tutte le cose.

 

Paura di uno sprofondo immenso

di luce che muove ogni altro agire,

e lasciati trovare, indifeso

 

al vertice grave del silenzio:

smetterai di proteggerti coi tuoi gusti,

o l'esibirsi naturale di un simulare.

 

In ciascuno il silenzio propone

così, il suo inatteso fiore.

 

E la forma del nulla stabilisce

che vi siano lacrimali le idee;

che il bello rapisca il pensiero;

che il bene assapori il respiro.

 

E che il silenzio venga, percepito,

giustamente accolto, e praticato.

Che il sorriso s'offra alla bocca del cuore;

che il raggio di luce si rivolga in colore.

 

Dicono che Dio ci voglia bambini:

ma questo è vero solo per il pittore.

 

...Basterebbe ricalcare il disegno.

 

 

©Gabriele Via       Praglia, 7 settembre 2014

 

Con parole di cucina e verità

 

 

Con parole di cucina e verità

in principio Dio carezzò la vita;

suscitò forse così la contezza

come un piccolo disturbo sulla pelle.

 

E prendere coscienza, con le mani;

agitare le mosche con la coda

sull'equilibrio implicito dei nodi.

 

Vedere così l'inizio della fine:

 

vedere il bene,

vedere la verità,

vedere la giustizia,

vedere la bellezza...

 

La fine è iniziata da un pezzo.

 

E vedere al mondo senza fine

l'urto elementare della carne;

l'urlo creaturale della voce: 

l'umano dimenarsi, non trovare pace.

 

E quindi far ponti, stare in riva ai fiumi:

camminare, architettare.

 

Vedere è l'inizio predicato della fine,

che non possiamo più rimediare.

 

La vita e la morte sono sempre

cose molto più grandi di noi.

 

Meglio allora stare nella poesia:

un rendere grazie minerale

affacciandosi al dramma del dicibile,

 

sulla vertiginosa linea del mondo,

ascoltare chiedere lo spezzarsi

di questo cotto e semplice pane.

 

 

©Gabriele Via        8 settembre 2014



L'esperienza della verità
non è un aquilone:
non risponde al filo assicurato.

L'automatica volontà della mano,
come di navigante,
pescatore o contadino,
non si controlla e non si fa.

Ma come una stella nel firmamento,
se appare improvvisa, c'era già
da sempre: non la riuscivi a vedere.

Non è legata, non si poggia, non dipende:
è nuova rivelazione improvvisa,
e ugualmente attorno irradia
ulteriori luci per nuove comprensioni.

Stàncati in qualsiasi maniera
della mera stanchezza del dire;
indirizza il silenzio delle tue parole
al cuore denso della verità:
e lei esploderà. La vita,
ogni suo particolare dettaglio,
diventerà l'innesco del processo.

È questo giorno appena nato,
che arriva sera e non sai spiegare:
lo nomini, lo scrivi, lo collochi,
poi spegni la luce e sei inghiottito
nel ventre cosmico del suo mistero.

Chiamammo sapienza
la distruzione dell'ignoranza.
Eraclito tacque; Socrate ne rise.

Prosegue il racconto delle albe
si rinnova la meraviglia della libertà.



©Gabriele Via       31 agosto 2014

 

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