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12 giugno 2013 3 12 /06 /giugno /2013 09:38

Giudizio critico sulla poesia di Ninnj Di Stefano Busà

 

(di Franco Campegiani)

 

C’è un matrimonio segreto tra poesia e filosofia. Gli indizi di tale misterioso evento sono fortissimi nella poesia della Busà (ovviamente al di là di ogni consapevolezza razionale), e più che mai lo sono in questa fascinosa poesia. Può l’antico avere la freschezza del nuovo? Si, se l’antico equivale all’”immemore” di cui parla la nostra amica in questi versi ispirati. Ci sono saperi ancestrali che l’uomo pone tra parentesi, e naturalmente dimentica, ma che sono pronti ad esplodere in qualunque momento, lavando la “ruggine del tempo” con un nuovo “mattino di luce”. Può accadere in un giorno qualsiasi, imprecisato, quando l’intelletto misteriosamente spezza ogni steccato e – di nuovo vergine – scopre di non avere più segreti per il proprio spirito, per le proprie “ombre protettrici”, lasciandole fluire senza intoppi nelle azioni quotidiane. L’”antico” di cui qui si parla non ha nulla a che fare con la memoria, con i ricordi tramandati. Si tratta di lampi che illuminano la mente, provenendo da regioni totalmente dimenticate. Regioni fuori dal tempo, che s’immettono nel tempo scuotendolo dal proprio torpore. È un cuore antico a svegliarsi, un cuore che non è mai invecchiato, né può invecchiare, perché costantemente vive nella vertigine del primo giorno. Il momento è magico e la poetessa sembra porre i propri pensieri al di fuori di se stessa, dandoli in prestito a crepuscoli e aurore, affinché possa compiersi in lei il miracolo del vuoto mentale.

 

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Published by VolaPoesia Overblog - in Recensioni
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