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1 dicembre 2011 4 01 /12 /dicembre /2011 08:24

di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

 

La lettura approfondita di questo libretto, porta alla luce problemi di ordine filosofico che hanno sconvolto il soggettivismo della matrice filosofica prima maniera, per rincorrere ed esemplificare il principio mentale dell'autoanalisi, sostituendolo con un relativismo e fanatismo privilegiati da una visione scomposta della vita e dell'essere, che ci porta ad abbinare la vicenda dell'uomo al dualismo interiore di materia e spirito, e del suo assoluto relativo in una pagina autocentrica e implosiva nei confronti del genere umano rappresentato dall'uomo del Terzo Millennio.

La condizione dottrinaria di oggi non è più legata al passato, ha rotto i freni inibitori,  inserendosi a viva forza in un contesto di relazioni aberranti, di isolamento e solipsismo che non s'interrogano più sulle grandi risorse della valenza etica e delle sue teorie creativo-spirituali. Vige nel mondo una tendenza ad opporsi a strutture sistemiche e teoretiche e, autodeterminarsi, invece, in un sistema unico di contingenze, di ingerenze, di implicazioni eterogenee tutte estraneanti tra loro, che mettono in moto estremismi di autodistruzione e di rifiuto etico.

Che rimane delle teorie, dei grandi pensatori e filosofi del passato? quasi uno sbiadito ricordo scolastico, quasi una costruzione obsoleta del pensiero non più in auge, ma avulso dalla realtà quotidiana, creata a immagine dell'uomo moderno, a suo uso e consumo, fatta di satellitari, di informatica, di "tempo reale", come se la vita si racchiudesse tutta nel momento analogico del vissuto < qui ed ora>.

Il mondo di oggi è stravolto dalla furia degli elementi contraddittori, che la dicono lunga sulle reali condizioni esistenziali e sulle antinomìe che caratterizzano il mondo postmoderno. L'esperienza di liberi intelletti e di polivalenti cultori della filosofia e della Storia di tutti i tempi è offuscata, ai nostri giorni, dalla litugia proditoria di un "io" blasfemo, quasi misconosciuto, che si è impossessato di un sistema concettuale inglobato in un andamento in dissoluzione, in un confine mentale e schematico di sofferenza e di irrazionalizzazione, di catabasi, e di annientamento di principii logici.

Siamo in una palude maleodorante e inquinata che rivela lo sversamento di prodotti tossici per l'uomo, che non si concentra più sulle reali condizioni dell'essere e del suo divenire, non mostra volontà di uscirne, anzi ne accentua sempre più tutte le storture, le inadempienze, le astrazioni di un <pensiero< che è in sé nudo e privo di significati nei confronti di una logica che può e deve progredire per la salvezza e la continuità del pensiero.

La relatività dei contrari ha rivelato un esistente misero, portato alle sue estreme conseguenze da molti, troppi <ismi> ìnsiti nell'assoluto relativo di ognuno.

Franco Campegiani, in questa sua opera, evidenzia spunti teorici di grande rilevanza. L'assoluta incompatibilità con un mondo privo di pensiero e di umanità, che costituisce un punto di "non ritorno", riguardo le teoretiche occidentali, fanno di questo suo lavoro di indagine, un forte spunto per autogenerarsi, per ricrearsi in sé, come elemento dialettico nell'armonia dei contrari, perché la visione del mondo continui ad emettere segnali e non si immobilizzi in un meccanismo onnivoro, di rifiuto dell'essere e del suo divenire.

Questo libro, l'ultimo in ordine di tempo dello scrittore romano, porta in luce la personalità poliedrica dell'autore, il quale sa abbinare il razionale all'irrazionale, il bello all'universale, la capacità di autodefinirsi e di relazionarsi coi grandi criteri filosofici del passato, prendendo a prestito molti antichi pensatori che hanno delineato il Logos e  tutta la dottrina di una logica interna al razionalismo, ma non scevra da struttire e da elementi di dialettiche postume. L'incontro/scontro che si misura sul particolare momento storico è l'evidente segnale di Campegiani, il quale riformula l'eterna tensione pensante in un corollario moderno estremamente labile, contraddittorio, negato ad accogliere  la molteplicità del narrante, del pensante per rincorrere solo l'<io> privatistico ed egocentrico votato al solipsimo e alla materialità del suo "itinere", senza fondamento di armonia, in pieno caos analogico, in piena relatività del concetto umanistico della Storia, intesa come autocritica, come autoanalisi fuori dal caos e fuori da una costruzione comune di intuizioni pluralistiche.

Una panoramica a tutto tondo vuole essere questo osservatorio di Campegiani, che con linguaggio proprio indaga sulle peculiarità dell'individuo di rapportarsi alla Storia, al talento artistico della creatività, al genio dell'intelligenza, e plaude all'esigenza creativa, alla invenzione mitopoietica, alle risorse umanistiche di ogni tempo 

L'ultima parte di questo saggio accoglie le letture di Campegiani che mostrano quanto l'autore punti alla critica costruttiva dell'uomo e alla sua struttura multiforme che sovente mette in mostra le indagini approfondite di un'analisi esegetica che ha a cuore il valore dell'essere in quanto tale. E l'evolversi dell'essere è un problema di dibattito generale e di grande attualità, ben lungi dalla falsa ideologia di tendenza moderna. 

Vito Riviello, Antonio Bolettieri, Sergio Quinzio, Bruno Fabi, Aldo Onorati, Giorgio Romano sono compagni di viaggio in questo excursus, a dimostrare l'appartenenza dell'autore ad un "quid" che razionalmente predilige i "distinguo" e si oppone ad un mondo materializzato, appiattito e spento che scinde il pensiero per una più ambigua, banale intrusione di elementi contraddittori, che ha abbandonato la coscienza alla "materia" franante del proprio dualismo irrisolto.  

 

 

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Published by VolaPoesia - in Recensioni
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