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11 dicembre 2010 6 11 /12 /dicembre /2010 14:13

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Il materialismo imperante in cui oggi si viene a trovare l'intero pianeta è frutto di una condizione di sfida allo scientismo ottocentesco che si era presentato come un < naturalismo scientifico>, dopo l'Illuminismo e la cultura evoluzionistica di Darwin. L'ottocento anticlericale e senza Dio, oggi si presenta sotto altra veste, che è quella dell'allontanamento progressivo antiliberale e laico del positivismo, redatta in una visione più globalizzata di pretesa amorale di qualsiasi cosa.

Frutto di una scellerata defezione dalla tolleranza religiosa più illuminata e conservatrice scientista, il nuovo ateismo di oggi è la summa del percorso radicale dentro la negazione più esaltata di Dio.

Il progressivo teorema Dio/religione si è andato sempre più sgretolando fino a giungere alle rovinose e prospettiche lacerazioni di un'assenza totale di fede. Lo strappo tra naturalismo e scientismo segna lo spartiacque della società odierna che avverte sulla sua pelle la mancanza della Evangelizzazione nella cultura occidentale e non solo.

In realtà questo nuovo ateismo è una sfida sempre più rinunciataria dei principi cristiani e più protetta dal guscio dell'angoscia e dell'infelicità.

Qualcuno ha chiamato questi nuovi miscredenti < atei fondamentalisti>

Lo zoccolo dura l'avevamo incontrato in Feuerbach, Marx, Nietzsche, Sartre, Freud. Oggi imperversa il nichilismo irriducibile di un paganesimo illiberale che vede nella lotta contro Dio, il suo valore di sfida. Il fine della vita umana sembra essere la chiave di volta per giungere ad un solo obiettivo: cercare la felicità  -tout court- , ma quest0ultima sembra non essere mai raggiunta,. Da qui, l'insoddisfazione, la rinuncia che vanno di pari passo con lo scavo e la ricerca di un quid, di una verità OLTRE. 

La religiosità della ragione "cogente" aveva intravisto nel Positivismo un barlume di fede, che è venuta meno in questi ultimi cinquant'anni a causa dello scontro tra occidente e la parte più emergente del fondamentalismo islamico che vuole sovvertire le posizioni di dominio, istituendo un primato di terrorismo in nome del loro "credo" che appare sempre più tormentato e afflitto dal male del mondo racchiuso tra  la politica e il potere attraverso un progetto religioso obsoleto e disatteso.

Non vi può essere felicità nel giorno di festa, se non si è trovata la felicità negli altri giorni.

Ora se la fede è basata sul dogma e il dogma è stato smarrito dai miscredenti e dagli eretici /materialisti del nostro secolo, chi se non Dio stesso potrà ricucire lo strappo? L'infelicità porta a due filoni d'indagine: la prima è credere in Dio per ricavarne conforto, rassegnazione e pace interiore minacciati continuamente dalla pazzia inalienable del mondo, la seconda porta a negare Dio tout court per la ragione opposta, cioé: ci rende infelici credere nel Soprannaturale, perché rifiutare la religiosità e il pensiero di Dio è più comodo e semplice, ovvero  -ci fa soffrire di meno- .

Molti dettagli di queste due teoresi portano a pensare in termini di reticenza al cattolicesimo illiberale dell'occidente, venutosi a creare in seguito all'allontanamento della Chiesa dai punti cardini di un percorso di cattolicesimo, dall'estraneità di nuovi adepti nei confronti dell'ortodossia.

Insomma, (è come dire) se la causa di tanto soffrire è Dio, eliminiamolo dal progetto esistenziale, per vivere meglio.

In realtà non è così, anzi è esattamente al contrario: più ci si allontana dalla Metafisica e dal Concetto Primo della religiosità, più atroci diventano le trafitture, le violenze, le angosce che avvelenano la vita.

Allora non è Dio a provocare l'infelicità, ma è la sua mancanza, l'assenza di Dio, la sua esclusione, a causare dentro l'impianto raziocinante dell'uomo la sua fragilità, la sua miseria,  la sua precaria sorte di escluso. La nostra società oggi vive una libertà coatta, specificatamente atta a demolire i valori più autentici per sostituirli con idoli pià sofisticati : nega Dio per ottenere il successo immediato e vivere da nababbi i quattro guirni sulla terra, ottenere il massimo col minimo sforzo, raggiungere qualsiasi apparente "verità" attraverso l'inganno, la falsa morale, l'opportunismo materiale e morale. 

Viene meno il nucleo vitale della religiosità che in tal modo si trova isolato e lacerato da troppi pregiudizi e violazioni. La dannazione e la disperazione sembrano condannarlo sempre più, contaminarlo, accerchiarlo, corromperlo. Prevale nell'uomo la capacità dell'istinto di conservazione che è più forte del valore intrinseco di qualunque verità trascendente.

Chiusa in questi laccioli e perturbamenti, la fede si riduce, ad un episodio di appartenenza, ad un'aggregazione astratta e senza fondamenta, si può mostrare nel suo più illusorio aut aut, ovvero, attende di essere giudicata da Dio, ma evita accuratamente di avvicinarsi al suo fuoco, al fuoco del perdono, alla fede che la salverebbero. 

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Published by VolaPoesia - in Articoli culturali
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