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8 settembre 2013 7 08 /09 /settembre /2013 15:01

LA CUCINA ARANCIONE di Lorenzo Spurio, Ed. TraccePerLaMeta, 2013

 

 

                                            di Ninnj Di Stefano Busà

 

Un romanzo fortemente improntato alla psicologia e al malessere di taluni individui dichiaratamente, quanto apparentemente sani, ma nel cui subcoscio si annida il germe dell’anomalia latente o palese. Una frattura, una faglia che niente ha da spartire con le evidenze patologiche di ognuno, che in questo romanzo si fanno carico di porre in evidenza il problema e mostrarlo al grosso pubblico.

Un libro che intriga, una scrittura che a volte rasenta la perdizione e lo smarrimento mentali del personaggio preso in esame, ma che niente fa somigliare all’orco, al mostro, perché la capacità scrittoria dell’autore raffinata e molata da taluni atteggiamenti pregiudiziali sa tenere a freno l’esibizione del malessere, dando in pasto al lettore solo le sue caratteristiche degenerative, paranoiche fuorvianti, o borderline, forse anche un po’ sinistre e morbose che spesso sono la sintomatologie che anticipano e segnalano stati d’animo patologici, ma mai ossessive, o tali da infondere paura.

Certo che muoversi nel panorama della psicanalisi sarebbe stato un fuori programma, che l’autore non percorre, non vi si addentra ben consapevole che la psichiatria è un pozzo senza fondo, una voragine che non dà scampo a volte, altre vi può porre rimedio, ma le cure devono essere programmate in centri d’igiene mentale adeguatamente attrezzati e da personale medico preparatissimo altamente specializzato e all’altezza del difficile compito da individuare. Il sistema della mente è un percorso accidentato, difficile da raggiungere con misure poco adatte, perché la mente spesso si rifiuta di manifestare i suoi lati oscuri, che devono essere individuati e curati con metodo e studio.

Lorenzo Spurio è andato a toccare la punta d’iceberg di un panorama reale che si fa introspettivo per la cura della malattia, ma che non mostra rischi per il lettore, né difficoltà di comprensione per la diversificata categoria dei beneficiari.

Ho letto con attenzione particolare questo romanzo che trovo sorprendentemente attuale, rigoroso e sincero, fatto di particolarismi sorprendenti, di fobie, di insinuanti malesseri sotterranei che minano e spesso limitano i rapporti umani. L’autore ne analizza la solitudine dei personaggi, ne amplifica la tipologia del disagio, senza oltrepassare il limite estremo.

Il tutto è condito con mirabile pacatezza, senza debordare dal binario di un giudizio che si fa carico solo di porre il problema, non di porsi in rapporto con esso o giudicarlo dall’esterno, senza dovuta preparazione psicologica.

Vi sono visioni realisticamente costruite per la trama del romanzo, altre che ridisegnano il profilo del malessere più generalizzato, tentando di memorizzarne il disagio psichico dal lato meno tragico e drammatico.

Vi è stupore per il mistero dell’esistenza di ognuno, vi è a tratti il pudore di non evidenziarlo insieme alle altre brutture del mondo.

Un libro complesso e dinamico che non posso fare a meno di constatare interessante dal punto di vista umano, efficace e tollerante nei confronti dei (cosiddetti anormali): ma poi chi può dirsi normale? chi giudica con la fantasia della presunta perfezione, talvolta è anche più anormale di quanto egli stesso possa supporre.

Ogni individuo ha i suoi lati oscuri, le sue ombre, i suoi impulsi o istinti a volte nascosti, altre palesi. L’evasione o non dalla conformità e dall’omologazione non dipende mai dall’uomo che per suo genere è tormentato e insincero con se stesso. Il percorso letterario di Lorenzo Spurio pone in essere un grottesco desiderio di normalità, ma da cosa si determina la normalità/anomala dei soggetti? Non mancano ironia e satira in questo romanzo, non manca l’illogicità di un fattore determinante e cupo come la psiche umana, così come non mancano fattori di senso e dissenso, ossessioni maniacali tra sogno e realtà, tra vita e magia, tra disagio psicologico e volontà di non ghettizzare nessuno, semmai considerarne il <caso umano> attraverso la lente dell’osservazione, senza per questo additarlo col marchio della malattia.

Un libro che descrive gli atteggiamenti e le azioni dell’uomo dal lato umano, senza dannazione o esclusione deliranti.

Il libro non ha intenti di carattere scientifico né didattico, si snoda attraverso tentativi e descrizioni dettagliatamente atte a far luce soltanto sui casi di anomalia o follia apparenti, senza scomodare Freud o la psicanalisi vuole essere un viaggio nella “sana follia” o in ciò che alberga in ognuno sotto un falso sorriso o un gesto.

 

 

                                                                    Ninnj Di Stefano Busà

 

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Published by VolaPoesia - in Recensioni
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