Condividi l'articolo LA CULTURA E' SEMPRE IN SOLITUDINE QUANDO RIFLETTE O FA SUOI I MISTERI DELLA VITA: di Ninnj Di Stefano Busà Abbiamo buoni motivi di credere ...
di Ninnj Di Stefano Busà
Abbiamo buoni motivi di credere nella solitudine di chi si dedica alla riflessione e alle categorie di
pensiero alte e significanti, perché la vera concetrazione dell'intelletto è sempre solitaria. Se ne possono avere riscontri in seguito, quando il nostro intelletto,
(l'io) raziocinante ne ha formulato una ipotesi o ha estrapolato una teoria, una linea di fondo, una posizione riguardo tematiche e dialogazioni, interrogazioni che sono di
tutti più in generale, ma solo tuoi, nel momento della captazione, della formulazione di un'idea, di un progetto, di una teoria. In quel preciso momento si è quasi sempre "soli" con la
propria coscienza, la propria esperienza, la innegabile presunzione di saper dare risposte un po' meno che evasive al grandissimo flusso di idee, giudizi e pregiudizi che ronzano nella mente
di chi riflette. E chi riflette è incondizionatamente solo, non ha interlocutori, si cimenta con la parte più nascosta e interiorizzata della propria personalità che è spesso una parte ben
lontana e isolata dal "quel che se ne dice", da chicchesia, da quel crogiolo di idee comuni, banalissime e talvolta anche perverse che il genere umano emette: sentenziosità senza
fondamento, (a volte) e proprio per questo prive di contraddittorio, ma dense di insulse e fantomatiche interferenze di ordine e grado.
Chi riflette deve essere solo per sua necessità, ma anche per sua scelta. Chi pensa in genere crea, definisce assiomi e concetti, elabora stratificazioni di concetti che sono primordiali, ma
che hanno bisogno di verifiche successive per porsi in dirittura d'arrivo e divenire categorie e teorie anche degli altri, del nostro prossimo, del nostro vicino, del parente o amico. Chi
riflette sa di elaborare concetti che non trovano immediate risposte, ma effettua la sua riflessione con la segreta speranza di addivenire ad un pensiero formalmente atto a dare aperture
possibili, ipotesi raziocinanti, qualche teoria più rassicurante sulla vita e sui suoi contrasti, sulle sue negatività e le sue conflittualità di percorso. L'esistenza non è lunga, direi invece
brevissima...
Il male porta sempre dentro di sè anche un po' di bene. Se vi riflettiamo a lungo, lo troveremo, sapremo distinguerlo, conosceremo la maniera per estrapolarlo dal contesto di un labirintismo e
isolazionismo che ci fa vedere nero ovunque. La vita è fatta di chiari e scuri, di luci e ombre. Non ha solo il colore della notte. Ha anche i risvegli aurorali, le mezze tinte, le sfumature di
un arcobaleno, i tenui riflessi dei tramonti...Se riflettiamo, dai nostri ingannevoli pensieri pronti a sprofondarci negli abissi più cupi, potremo trovare qualche spiraglio di luce. Qualche
tratto di biro che ci segna in rosso le nostre azioni più sbadate o perverse. Guardiamoli alla luce del sole i nostri pensieri e riflettiamo su quanto è miserevole, breve e lacunoso a volte
privo di senso, il tragitto dell'essere umano, destinato a vivere solamente alcuni attimi di quell'eternità tanto agognata, ma proprio perciò, non dovremmo sciuparli, nè danneggiarli,
né sprecarli né deturparli, solo assecondarli, gestirli con la riflessione di un interiore umiltà che non ci allontani molto da noi stessi, dal nostro territorio circoscritto alla
sofferenza, abdito alla lotta per la sopraffazione, per il danneggiamento degli altri. Qualcuno asserisce che l'amore vince sempre sull'odio, sulla maldicenza, sull'invidia etc. In un certo senso
è vero. Perché se così non fosse non potremmo contare nel domani. Tutto sarebbe abominevole, pronto a dileguarsi nel breve attimo della nostra intempestiva e limitatissima sopravvivenza - ovvero-
nel breve respiro di una temporalità incredibilmente precaria, riduttiva, fallibile e irreversibilmente traditrice.