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18 marzo 2014 2 18 /03 /marzo /2014 08:50

a cura di Roberto Carifi

 

Ninnj Di Stefano Busà si affaccia sul silenzio percorrendo tutte le strade del dolore. Del resto i veri poeti e narratori giungono all'ultima parola dopo aver percorso fiumi "di dolore e di destino". L'autrice sa cos'è il lento dipanarsi della vita: la distanza tra il grido e la ferita", ella la chiama; sa come attraversare le insidie, come si spegne "la nuda realtà della sete". La realtà della sofferenza (del dukkha, per dirla con il pensiero buddhista). Tuttavia bisogna viverla fino in fondo all'abisso, fino a scorticarsi l'anima, la pena dell'esistenza, per poterne descrivere tutte le sfumature, le modulazioni del dolore e inciderle sulla carta. Assai conosciuta sia in Italia che all'estero oggi, sortisce con un romanzo...la sua scrittura è bagnata da quella forza contemplariva che ha in sé la rivelazione e il dono, è accostabile al ringraziamento che fa di ogni lingua una pietà del pensiero. A volte la si sente respirare, offrirsi all'aperto, in un desiderio estremo di libertà e di felicità, renderla sensibile al ricordo e al libero volo della parola che caratterizza in fin dei conti, la sua vena scrittoria.

 

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Published by LETTERATURA - in Recensioni
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