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8 marzo 2011 2 08 /03 /marzo /2011 18:42

Vittoriano Esposito

 

Con un saggio introduttivo di Neuro Bonifazi e la postfazione di Dante Maffìa è uscita una straordinaria silloge di Ninnj Di Stefano Busà, da annoverare indubbiamente tra le opere destinate a rimanere nel panorama della produzione corrente più alta.

L'autrice non è nuova a pubblicazioni di notevole spessore letterario, avendo tra l'altro pubblicato una ventina di libri che hanno avuto il consenso pieno di critici autorevoli ed esigenti, quali Carlo Bo, Mario Sansone, Giuliano Manacorda, Emerico Giachery, Giorgio Bàrberi Squarotti, Renato Filippelli, Edoardo Sanguinetti, Marco Forti, Francesco D'Episcopo e altri. Le sono state dedicate anche tre attente e puntigliose monografie da Silvano Demarchi, Rosa Berti Sabbieti e Antonio Coppola, che ne hanno analizzato appieno il percorso poetico e letterario con una rigorosa lettura dei testi. Eppure, nonostante tanti successi, continuano ad ignorarla le redazioni delle Case editoriali elitarie e le antologie più storicizzate che, avvelendosi del battage pubblicitario della grande editoria, si dice facciano un punto doveroso, di volta in volta, sulla situazione vera o presunta della poesia contemporanea. Misteri tutt'altro che gaudiosi della nostra repubblica letteraria! Ahimé dedita a tutt'altre faccende che a valutare la poesia che vale, quella onesta e meritoria...Bisognerebbe anche tener conto che Ninnj si occupa non solo di poesia, ma di saggistica e di critica, seguendo da vicino il dibattito culturale di molti autori contemporanei, anche autorevoli sulla stampa specializzata. Ha pubblicato uno studio esegetico su Benedetto Croce: "L'Estetica crociana e i problemi dell'Arte" e vari saggi ancora inediti: " Sull'Interpretazione antica e moderna del Bello". Con ciò, s'intende dire che non è una donna chiusa nel bozzolo della sola poesia, anche se questo non sarebbe un demerito. Questa raccolta bella in ogni sua pagina, anzi a tratti straordinaria, e tuttavia non facilmente fruibile per lettori comuni, ma per addetti ai lavori, intendo dire di quella che sfugge ai parametri consueti. Ninnj Di Stefano Busà si allinea alla lirica moderna pù raffinata, senza cedimenti allo sperimentalismo linguistico fine a se stesso, in quest'opera si fa costantemente uso della metafora più elevata e dell'analogia, sia in riferimento al mondo esterno, sia al sondaggio dei segreti dell'anima, sconfinanti nel'inconscio.

Sulla scia di queste riflessioni , Neuro Bonifazi giustamente ha rilevato la caratura del dettato, tra l'altro ha evidenziato che questa poesia si trascrive sulla pelle a lettere d'oro, volendo dire che sono incorporate, mai per una rinuncia o impossibilità a rivelarsi, ma per n un intrinseco ed elevato costrutto linguistico.

E Dante Maffìa incalza, annotando come la poetessa ci conduce per mano all'interno dell'anima, senza tuttavia imporci la sua storia, anzi mettendola accanto a quella degli altri, di tutti. E chiarisce: "così, la minutissima ragione dell'imposseduto è cielo di un altro emisfero che permane come possibilità infinita di traguardi."

Si può comprendere, sulla scia di queste ragioni, quanto sia difficile addentrarsi nelle profondità di una poesia che riesce a sfondare l'essenza insondabile dell'anima, fin quasi a penetrarla. Una visione quanto meno traspare, diremmo , "naturaliter cristiana", con a fondamento il principio biblico del <vanitas vanitatorum>, ma senza lo sbocco delle asprezze del mondo terreno come lacrimarum vallis: la vita, vista come peregrinatio esistenziake, tutta giocata tra le costrinzioni e la libera scelta personale, destinata a compiersi nell'affannosa ricerca del vero, proprio in un insanabile conflitto tra adiacenze e lontananze rispetto alla meta ultima.

La liberazione non è che un anelito inappagabile in quanto "ogni luce presuppone la sua tenebra". Legge ferrea che regola il fluire dei giorni: "la vita sempre si risana dalle sue ferite, /si avvita al suo miracolo di gemme, di fogliame./ Tutto nelle adiacenze/ e non rivela che percorsi sfocati/ e solamente/ l'immagine del cielo tra le ciimase alte." (L'immagine del cielo). Per fortuna c'è il sogno, la poesia nei quali la parola può sorvolare inebriandosi di cielo, anche se la vita è "oltre il suo epilogo/ o nel capitolo conchiuso troppo in fretta."(cfr. La vita è quella scritta.)

A quel punto, non resta che "andare contromano/ e misurarsi al dubbio, all'occasione di rendere/ indolore il minimo scarto, / il peso del risveglio." (cfr. Andare).

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Published by VolaPoesia - in pezzi critici
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