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12 gennaio 2014 7 12 /01 /gennaio /2014 09:51
Eros e la nudità di Ninnj Di Stefano Busà, Ed Tracce-Pescara, 2013
 
(a cura di Floriano Romboli)
 
L'opera in oggetto mi ha confermato nell’idea della continuità e dell’alto grado di coerenza che caratterizzano la tua ricerca poetica.
Ho pensato all’incipit di una lirica compresa nella raccolta pressoché coeva La distanza è sempre la stessa (Catanzaro, Ursini, maggio 2013), ove si legge: “Entriamo,/nel solo ineludibile linguaggio:/ quello del corpo, quando l’anima è affranta…”(vv. 1-3); è qui la radice – le due sillogi accolgono d’altronde due medesime poesie, di cui solo una lievemente modificata – dell’attenzione appassionata e approfondita alla dimensione corporea, carnale (“Col sudore e le carezze del corpo/contenderemo alla vita la sua mortale vanità”, Inganneremo la dolcezza del canto,vv.3-4) della tensione erotica, la quale a partire dalla fisicità sensualistico-naturale, da una nudità che è innanzitutto libertà e schiettezza afferma la propria rilevanza assoluta di fondamentale energia vitale.
L’autrice coglie con perspicacia ed esprime felicemente il duplice “movimento” insito nell’esperienza di Eros, che è inizialmente auto-espansione, sollecitazione a uscire da sé, condizione di smarrimento (“Magico ciò che osammo:/ dentro la vertigine accecante/ di azzurre armonie, estranei al mondo…”,L’allerta è per quel viluppo d’ali, vv.7-8), e in seguito ritorno consapevole, accrescimento interiore che può rimotivare l’ordine delle cose e assicurare un vero significato all’esistenza:
 
Solo un guizzo di luce nel tuo sguardo
un lampo in cui vi ammutolisci
il vento di soavi piaceri, di stordimenti.
Qui è la spola, qui l’arcolaio per tessere la tela,
dalla nostra carne sboccerà l’aurora.
 
Mi pare che tutto il libro risulti percorso da un moto diadico, da un desiderio di sostare sull’ “orlo dell’abisso/ in cui morire e poi risuscitare”( Mentono ora le tue notti, vv.8-9, corsivi miei), giacché il valore si precisa contrastivamente nell’opposizione al suo contrario: l’unione amorosa alla solitudine, la luce al buio, il calore al freddo, la primavera all’inverno, la gioia al dolore; mi limito in proposito a una sola citazione:
 
Se scrivo è per amore, per comporre
le minime radici (…)
E’ questa fedeltà ai luoghi, ai margini sottili
delle cose che ci affina il fiuto alla magìa,
e poi lo strappo dalle tue braccia,
migrare altrove, nel germinare mesto
del dolore o della perdita ( Assente è la parola che sorregge il mondo, vv.3 e 7-11, corsivo nel testo)
 
In altra occasione mi è capitato di sottolineare la centralità della figura dell’antitesi nella strategia formale-compositiva della Di Stefano Busà, e anche in questi testi le antitesi sono molto frequenti, indizio di un’elaborazione problematica che non conosce soluzioni definitive, sintesi pacificanti.
Nei versi emerge talvolta l’aspirazione a una condizione più alta, a un altrove, a un oltre ( “Una canzone senza tempo, il punto esatto/ del nostro tracimare oltre il guado,/esser(ci) dono, riparo dal naufragio,/oltre noi stessi ”, Vorrei tra il divenire e il sonno, vv.12-15, corsivo nel testo), che però rimane indeterminato oppure si risolve nell’idea-valore dell’ “istante perfetto”, nella situazione manifestamente ossimorica della “breve eternità”, dell’esperienza momentanea e nondimeno indefettibile:
 
Siamo fragili ed eterni
nell’amplesso impudico della passione,
nell’eresia ardente dell’oblìo
che scioglie i silenzi, come fragranza di rosa ( Strazia l’anima questa malinconia, vv.9-12)
 
Attraversare il tempo ordinario forti di una grande carica intellettuale-morale, fecondandone l’impersonale opacità con intensi, creativi apporti soggettivi, significa assicurare ad esso tratti incomparabili, realizzare quella plenitudo vitae che un pensatore del primo Medioevo cristiano come Severino Boezio ne La consolazione della filosofia riteneva impossibile stabilmente nel tempo storico e tuttavia in certi momenti avvertibile pure in questo per emulazione dell’ideale della vita superiore. Più laicamente e modernamente per Ninnj Di Stefano Busà l’amore e la poesia possono conferire all’esistenza qualità e valore indimenticabili, prolungandone la durata oltre i limiti temporali.
 
Floriano Romboli
 
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