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27 novembre 2014 4 27 /11 /novembre /2014 19:59

di Ninnj Di Stefano Busà

 

PREFAZIONE

 

A cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

 enzo Spurio in questa sua raccolta poetica usa un linguaggio moderno, asciutto, ma lo fa con leggerezza creativa, senza mai debordare dal solco che lo tiene legato ad una poesia d’immagini, di rarefazioni e di ricadute accidentali in quelle che sono le esperienze, le prese di coscienza di un verbo complessivamente volto alla soggettività di una tensione relativa, che risponde al bisogno della storia personale pienamente presente in questa silloge. Il libro palpita di realtà multiformi, intesse una ragnatela di storia che viviseziona con discrezione il linguaggio della poesia e confluisce con la visione del mondo in una varietà del sentire che ne percepisce il senso dell’immaginario e ne sottolinea la percezione del segno, si fa tutt’uno con le sue componenti figurative, ovvero: figure retoriche, simboli, metafore, allegorie in una terra d’esilio (la nostra), che occasione le molte esperienze di vita, riscopre situazioni che faticosamente si proiettano dal sogno ad una condivisibile speranza oltre “quel sogno”. La poetica di Lorenzo Spurio ricorre spesso ad una malinconia di fondo che riverbera un’assenza, solo all’apparenza placata o in grado di rendersi coesa e verosimilmente ne regge tutta la struttura del testo.

Quest’opera si presenta coniata da una forza evocativa che si esplicita in assonanze e dissonanze; i versi hanno una tensione lirica a volte frammentata, ma sempre fluida, mai sopita né opaca. La poesia scorre come segnale di vita che si ravviva dal suo stesso humus, si fa movimento ascensionale, a volte verticale, altre orizzontale, ma sempre alternandosi a sentimenti, suggestioni, pensieri, ispirazioni che si raccordano al tessuto semantico e alla matrice dell’essere.

La scrittura è polimorfica, avverte le incognite del mondo e si adegua alla necessità di ricompattarsi in una continuità logica delle cose che interagiscono e si compenetrano nell’emozione perennemente in bilico sul “nulla”. In tutta la raccolta si configura una sorta di alter ego che sperimenta e determina la full immersion in reticenze, incognite, compromessi tra il sé e l’altro di sé, configurandosi come alter ego di una matrice che tutto coinvolge e, tuttavia, emette segnali di cose vissute, di legami coi luoghi, con le immagini della fantasia o dell’immaginario che emettono pulsioni quotidiane. Il sogno echeggia talvolta oltre il simbolo che dà sommovimento di forte implicanza nostalgica, indicando figure interamente attraversate da una stratificazione figurativa, da ciò uno dei termini materici che più ricorrono: il cemento, autenticato da compattazioni cementizie, da rincalzi e direi anche puntelli in senso figurativo: l’equivalente di rinsaldare, consolidare e fortificare il genere umano.

Si avvertono tessiture che sanno individuare colori, sapori, emozioni che sono la ragione stessa dell’esistente e dell’assente; determinano un archetipo nel quale s’intuisce un paesaggio interiore in cui appaiono d’improvviso accelerazioni e contrazioni di uno sperimentalismo in fieri. Bellissimo questo explicit: “Ho odorato ancora il fiore/ accorgendomi che esalava tristezza/ e bisogno d’amore”.

La ricerca d’amore in questi versi è paragonabile ad un pensiero poetante che rispecchia la sublimazione del dolore, ma di cui si conserva il profumo o il fuoco smorzato della sofferenza. E tutto infine s’identifica con la vita: Lorenzo Spurio vi antepone una commossa capacità di ragionamento, l’acuta riflessione di una percezione del reale, che intende offrire alla mente l’immagine che la governa, ovvero, nuova vita, nuovi significati, espressioni di una rivelazione che sgorga dal cuore.

Poesia non è, infatti, solo la capacità di offrire riflessioni, ma ciò che si connette misteriosamente al significato delle parole usate e acquista nuovo splendore nel saper individuare la luce riflessa, ovvero, quel mistero che sa cogliere quello che c’è dietro il viaggio acceso negli occhi per sempre. E qui, che anche l’anima del lettore può cogliere l’infinita e arrendevole forza della poesia, soprattutto in quei vividi canti di sdegno, nelle cronache di denuncia di un mondo fatto di lassismo, sopraffazione e ingiustizia dove il poeta, come un novello vate della postmodernità, rompe la logica del bavaglio e proclama con onestà la cruda società d’oggi.

                                                                                                                   Ninnj Di Stefano Busà

 

 

Milano, 23 aprile 2014

 

 

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Published by Buongustaio - in Recensioni
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