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27 novembre 2012 2 27 /11 /novembre /2012 09:23

il valore poetico di Ninnj Di Stefano Busà

 

a cura di Selim Tietto 

 

Ne hanno parlato a pieno titolo i più prestigiosi critici dell'agone contemporaneo a cominciare da Salvatore Quasimodo suo corregionale e amico che la incoraggiò a continuare, si sono avvicendati via via Carlo Bo, Giovanni Raboni, Marco Forti, Giuliano Manacorda, Emerico Giachery, Giorgio Bàrberi Squarotti, Alda Merini, Dante Maffìa, Francesco D'Episcopo, Attilio Bertolucci, Fulvio Tomizza, Walter Mauro, Arturo Schwarz, Plinio Perilli. Tutti ne hanno dato un giudizio schietto e appassionato. Firme tra le più significative si sono occupate della sua opera e in vero, la sua produzione poetica si segnala nell’ambito dell’espressione più genuina ed eloquente dei nostri anni. Viene pertanto a ragione il saggio di Rosa Berti Sabbieti (essa stessa pregevole poetessa e fine scrittrice) dall’indovinato titolo “L’ala del condor”. Perché non esiste solo (per fortuna) il mondo chiuso dei celebrati. C’è tutto un patrimonio che circola, spesso in semiclandestinità, al quale la cultura vera è da sempre debitrice, e al quale tutti dobbiamo qualcosa. È bene non sottacerlo.

 

 

Nel caso specifico, poi, non si tratta certo di accento secondario. Il linguaggio poetico della Di Stefano Busà, infatti, si connota per un respiro ampio e oseremmo dire “universale” dei suoi versi, per una elevata polisemia, per la continua in-venzione, per la sua estetica felice, per il filosofico stupore dei simboli: per quell’originalità, in estrema sintesi, che fa della parola un dono di poesia quale costante ri-creazione.

Rinvenirne l’ordine, allora, stenderne le coordinate, evidenziarne l’autonomia e il carattere, così come ha fatto la Berti Sabbieti, diventa ufficio di non poco conto e di ragguardevole impegno. E la saggista ha senza dubbio raggiunto lo scopo se riesce – com’è riuscita – a mettere a dimora il filo della critica, a catalogare le virtualità, a farci verificare la misura: a darci, insomma, un’autentica economia di lettura, anche attraverso l’illuminazione dei luoghi.

Certamente “viaggio itinerante”: ma solo rispetto alla mole del quanto ci sarebbe da evidenziare nel complessivo panorama della Di Stefano. Un “viaggio” però che rende, almeno in parte, giustizia ad una voce alta di questo tempo, e che come poche altre è destinata a non cadere nell’oblio che solitamente tocca a chi fa esercizio d’alta voce. Un “itinerario” che meritava la cura d’essere delineato

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Published by VolaPoesia Overblog - in Recensioni
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