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5 novembre 2011 6 05 /11 /novembre /2011 10:33

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Origina da una sua nuova concezione della Poesia? o del mondo? questa nuova raccolta di Maurizio Cucchi, poeta consacrato, già autore di vari libri che portavano in sè una componente astratta, quasi ai limiti del non sense.

Un lirismo difforme che doveva però progredire e stendersi in un lavoro davvero composito e mirabile, quale appare questa sua ultima raccolta. Il poeta pare ritrovarsi perfettamente a  suo agio nella descrizione più dettagliata di un io meno egocentrico, più interiorizzato che assolve il suo itinere di fede nella poesia, come attratto da un nuovo assestamento tellurico. E trattasi infatti di metamorfosi stilistica e non solo, la scrittura e il linguaggio di Maurizio Cucchi. sono approdati ad una svolta decisamente altra dalle sue prime prove. 

Un modulo ben delineato che si snoda dalle apparenti indagini sulla realtà quotidiana, ma con più avveduti risvolti, assonanze, diramazioni verso quel sottile filo della vita che fa dell'umano un condensato di esistenze e di assenze.

Pur nel rigore logico della Poesia, Maurizio Cucchi interpreta una correzione di rotta, si allinea ad una condizione di vita che tutta avvolge la scena del mondo. 

Una nuova svolta alla sua poesia? o un nuovo metodo di linguaggio? più affabulante, più multiforme e variegato nella condizione ineluttabile dell'esistente.

Si evince un coinvolgimento più emozionale. Ma cos'è dunque "l'essere" senza Poesia? 

La parola cede ai forti condizionamenti emozionali, che in taluni momenti, sanno restituire interezza al pensiero e consapevolezza all'hic et nunc.

Una linea più asciutta più umanizzata dal profondo, nello scandire la luce dell'ardimento , l'originaria bellezza dell'avventura umana ne vien scalfita, quasi ferita, vedere ad es. questo testo: 

 

La traversata

Seduto in fondo, rido per l’acqua
che arriva a schizzi sui sedili
sverniciati. Ho visto il volto terreo
dell’oste, il grande corpo
smangiato e d’improvviso, con un brivido,
il cranio rasato della dolce postina. Parlottavo,
leggero. Ma quando ho mosso lo sguardo
verso l’orizzonte
è sceso un cupo silenzio
e mi ha assorbito. Desideroso
di luce e terra l’orizzonte è una lama,
uno specchio che mi cancella.

Questi ultimi due versi sono l'enjambement di una condizione individuale ben precisa, il divario tra la terra e l'anima, quasi uno spartiacque tra la cupio dissolvi e la vita.

Certo vi sono lontane assonanze con i versi di altre raccolte che preludono ad una vita parallela. L'autore quasi in trance, ne umetta gli ideogrammi, ne salda le assenze, ne vivifica la forza rinnovatrice dell'essere che in essa (vita) si perde e si rigenera. Tutto viene tradotto dallautore in una sorta di levigatezza "ruvida" per usare un ossimoro, una concomitanza di apparenti iperboli, di concetti che preludono alla riflessione e al silenzio.

Quella di Maurizio Cucchi è una grande e capace condizione di pensiero che si allinea all'idea più matura, più densa e intensa della sua storia individuale, in una più visionaria invenzione. Si evincono da questa nuova raccolta altri segnali. una capacità olfattiva e sensibile di darsi all'interezza della pagina bianca, risalire in controcorrente, come mossi  dalla furia degli elementi, per poi riposare nel punto che non concede distrazioni, si autodefinisce. si stempera nell'ardimento espressivo di un linguaggio asciutto che sa la favola e l'antefatto,  incompiuti entrambi, conosce gli estremi del segno: la poesia è nella logica delle cose, nel pensiero della morte, nell'arrendevolezza di un punto focale non ben identificato, che ci indica il percorso. A noi non resta che seguirlo. La poetica di Cucchi è un'indicazione di percorso, una strada maestra in cui avvertire la levigatezza e l'asciuttezza del sogno. 

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Published by VolaPoesia - in pezzi critici
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