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2 maggio 2013 4 02 /05 /maggio /2013 18:00

di Ninnj Di Stefano Busà    SQUISITI, ECONOMICI E FACILI

 

INGREDIENTI x 4      2 baguette di pane del tipo francese rafferme, 2 uova, 1 bicchiere colmo di latte, 150 gr, di zucchero, 2 pizzichi di cannella in polvere, olio per friggere q.b

 

 

Mescolate il latte tiepido con 50 gr. di zucchero. Immergetevi le baguette tagliate a fette spesse 2 dita e lasciatele immerse nel latte per alcuni minuti. Non devono essere troppo imbevute. Passatele nell'uovo sbattuto e spolveratele con un velo di farina. Friggetele in abbondante olio caldissimo. Doratele da ambo le parti finché risultino di un bel colore ramato, ponetele su carta assorbente a perdere l'unto. Infine spolverizzatele con lo zucchero rimasto mescolato con mezzo cucchiaino di cannella in polvere. Potrete guarnirle con ciliegie sciroppate, con frutta candita o velarle di miele. Sono ottime fredde o tiepide, per la merenda dei bambini, per un dolce dell'ultimo minuto. Speciale da abbinare un Malvasia.

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2 maggio 2013 4 02 /05 /maggio /2013 17:08

di Ninnj Di Stefano Busà

 

INGREDIENTI x 4 persone : 500 gr. di olive miste verdi e nere, 250 gr, di cipollotti freschi, olio, aceto balsamico, 1 spicchio di aglio tritatissimo, 2 foglie di salvia, 1 cucchiaino di origano in polvere, 6 filetti di acciughe sott'olio, 1 rametto di finocchieto selvatico.

 

Lavate e asciugate le olive con cura, ponetele in una insalatiera di vetro. Aggiungete la salvia, i cipollotti puliti, lavati e tagliati a rondelle. Condite tutto con olio, aceto balsamico, origano, il finocchietto selvatico e l'aglio tritati e tagliuzzati finemente. Mescolate bene tutti gli ingredienti e ponete il frigo coperti da foglio trasparente per circa un'ora prima di gustarle. Si suggerisce di mettere come guarnizione 6 filetti di acciughe sott'olio sgocciolati.

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2 maggio 2013 4 02 /05 /maggio /2013 16:41

di Ninnj Di Stefano Busà   INVOLTINI DI CICORIA BELGA AL PROSCIUTTO

 

 

INGREDIENTI x 4 persone

 

4 cespi di cicoria belga, 1 noce di burro, 30 gr. di farina, mezzo bicchiere di latte, noce moscata, 4 cucchiai di formaggio emmenthal grattugiato, 4 fette di prosciutto cotto magro tagliato leggermente spesso.

 

Lavate la verdura eliminando le prime foglie più dure e il torsoletto amaro. Lessatele per qualche minuto in acqua salata. Lasciatele sgocciolare molto bene dall'acqua e strizzatele leggermente tra le mani. Preparate intanto la besciamella: sciogliete il burro, versatevi a sfaglio la farina e poi il latte caldo e fate cuocere per 3 minuti sempre mescolando, grattugiatevi la noce moscata, aggiungete un pizzicone di sale e il formaggio grattugiato. Avvolgete ciascun ceppo di cicoria in ogni fetta di prosciutto e allineateli in una pirofila coprendoli con la besciamella. Infornate a 180° per 15/20 minuti finchè la superficie risulti dorata. Servite caldo.

 

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1 maggio 2013 3 01 /05 /maggio /2013 20:11

Poetrydream  Blog di Antonio Spagnuolo (a cura dello stesso)

mercoledì 1 maggio 2013

SEGNALAZIONE VOLUMI = NINNJ DI STEFANO BUSA'

NINNJ DI STEFANO BUSA' : “Eros e la nudità” Ed. Tracce – 2013 – pagg. 95 - € 15,00 –
La ricchezza di metafore, che affollano deliziosamente questa nuova silloge, è il sussurro colorato che trasforma la poesia in un canto sempre più musicale e penetrante.
Ninnj Di Stefano Busà non è nuova nell’agone contemporaneo, e rappresenta senza alcun dubbio una delle figura più impegnate sia nella ricerca della scrittura, che la distingue per oculatezza e poliedricità , sia nel campo culturale sociale, per la sua dedizione quotidiana alla diffusione della poesia stessa.
Le tre prefazioni che aprono il volume, a firma di Walter Mauro, Plinio Perilli e Arturo Schwarz , avviano alla lettura in maniera pacata e pregnante, dotate come sono di quel sottile impegno critico, che scava , con intelligenza ed emozione frenata, per evidenziare i pregi di un lavoro condotto in maniera estremamente equilibrato.
Eros ripete in queste pagine ogni suo discreto ed indiscreto piacimento, sfruttando l’improvvisazione della sfida, o la pungente intensità del desiderio, per divenire luce abbagliante e accattivante:
 

“Fomentare la luce, immaginarla
tra le pieghe del corpo: scivolarvi dentro,
intonarvi una canzone mai indossata,
(udita solo in sogno):
un battere d’ali in un remoto altrove,
oltre i giorni quieti della nudità,
come se fosse l’ultima volta.”

 

E la nudità, che a volte lo stesso Eros richiede impertinentemente, si presenta cauta e ingenua, per prestarsi ad una verità conosciuta e mai reinventata, per rincorrere come un lieve pensiero gli anfratti che le pieghe della pelle riescono a comporre.
 

“ S’intreccia ora all’azzardo
quel vento che odorava di cielo,
come un suono dolcissimo che ti abbandona,
un lembo di carne che si ripiega
nel sonno e coglie il sensuale desiderio
dei corpi.”
Gli elementi schietti che si rapportano all’umano sentire, intenso e a volte reso mitico perché soggiogato dalla memoria, sono desideri non immaginari o virtuali ma reali e frenetici che si susseguono tra i versi più trasparenti e impegnati.

ANTONIO SPAGNUOLO -

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1 maggio 2013 3 01 /05 /maggio /2013 10:20

 INTERVENTO CRITICO

 

a cura di Walter Mauro alla raccolta: "Eros e la nudità"Ed. Tracce, Pescara

 

 

Questa nuova raccolta di Ninnj Di Stefano Busà che s’identifica e si configura come una sorta di rivisitazione dell’Eros, che si fa carne e sangue del tempo e del suo confine, inquietudine oltre l’estremo limite e apre il suo bozzolo di felicità terrena, si presenta di primo acchito come un esercizio diretto gioiosamente alla vocazione dell’amore, in un linguaggio che sviluppa tutto il suo apparato linguistico e la sua non casuale distinzione, tra lo spazio indifferente ad ogni slancio o bagliore del cuore, e la sua connotazione vocativa all’amore, a difesa della morte: “l’amore non è comodo né facile/ ci arde solamente dentro come scintilla vitale,/ ci scorre nelle vene come istante perfetto,/ nell’arroganza  di solitudini abissali.”

Devo ammettere che questo lirismo mi ha colpito, perché molto diverso da tanta simbologia amorosa. Sono versi interessanti, smaliziati da una sigla autonoma e molto efficace che li rende profondamente umani e vivi, permeabili all’Eros. C’è un lirismo acceso, il senso del tempo dolcemente rappreso nelle sue qualità fenomenico/temporali. L’amore va ricercato dentro “un battere d’ali/ in un remoto altrove,/ oltre i giorni quieti.” Intensi anche questi versi: “L’amore trova sempre l’orlo dell’abisso/ in cui morire e poi risuscitare.”

Le sottese umanità e sensibilità dell’espressione amorosa si consegnano, tout court, sfrangiate da ogni malizia alla fuga del tempo e giungono al lettore come tracciato di vita essenziale, nel quale la fine non ci ghermisce del tutto, perché trova referenti che tutelano l’esistenza dall’indifferenza e dalla impietosa, ombrosa sterilità che rimanda ad altra morte, istruendo un percorso letterario e umano quale speranza che, in modo suadente e senza sovrastrutture, riesce a cogliere la stagione dei sentimenti, dotandola di una nuova e illuminante connotazione verbale, che apre a prospettive nuove l’emozione, riuscendo a coniugare la relatività della materia ad una più coinvolgente dimensione di spazio/atemporale: “Gioca a gatto e topo l’Eros/ cerca nel tuo corpo la ragione vitale dell’esser(ci)/ si commuove nella compenetrazione amorosa,/ nell’abbaglio del desiderio.”

In questa silloge, mi pare che si configuri una nuova e più esaltante accensione della materia amorosa. L’intreccio di due fusioni  travolge il tema immaginifico ed espressivo per essere peculiare alla modulazione del canto. L’osmosi dei corpi che modulano l’aspetto più misterioso dei destini individuali si fa carico in questa raccolta di apparire in congruità con le esaltazioni vocative di un erotismo fatto a immagine e somiglianza di tratti onirici: “...e possano le voci continuare a cercarsi/ al di là della fusione momentanea, /come la sete l’acqua.”

Vi è un punto altissimo di questa poetica che sintetizza la capacità dell’auscultazione interiore, oltre che materica della fenomenologia amorosa: “Fomentare la luce, immaginarla/ tra le pieghe del corpo: scivolarvi dentro,/ intonarvi una canzone mai indossata/.../ oltre i giorni quieti dell’attesa,/ come se fosse l’ultima volta.”

Ritorna sempre la vis amorosa a riaccendere il fuoco, a delibare gioia, a torturare la voluttà, tentarla, entro i limiti desueti della casta e pura nudità, oltre la sete e la vocazione attitudinale di essere vivi: “..e ci ammonisce, amore/ come una lanterna che ha bruciato tutto l’olio/ e consuma le ultime gocce.”

Dinanzi ad una tale strategia espressiva la parola è riconducibile alla variazione dei suoi significati, indaga nelle diverse dimensioni dell’io, si proietta nella visionarietà e nelle innumerevoli metafore amorose. Tutta la silloge è fruibile e sa guidare alla lettura che sempre mira alla scomposizione degli elementi in prossimità di ogni storia d’amore. Il pensiero si sviluppa per immagini che mettono a nudo l’anima, sicchè ogni verità dell’essere si sintetizza come rivelazione di sé, nel moltiplicare la presenza delle ragioni intime che espongono un sapientissimo gioco di forze, nel mettere a nudo la conquista delle emozioni. Qui siamo oltre il manierismo di tanta poesia odierna, vi è chiara e nitida la parola che indaga sulla capacità del rapporto d’amore attraverso la suprema luce della poesia per entrare definitiva e felicemente risolta nel raffronto fondamentale tra l’io e il “noi” superando la dualità per giungere alla più alta conquista poetica. Il risultato è mirabile, sciamanico. È necessario prenderne atto: rimane sullo sfondo il magnificat dell’espressione lirica, l’apoteosi dell’evento, le sue ragioni ineluttabili che puntano al dibattersi dell’io a fronte del suo meno indulgente oscuramento, alla ricognizione del magma che scandisce le modalità del “corpo” dando libero spazio all’impeto amoroso, come della dimensione che ne conserva il tono erotico e ne marca gli abbrividenti istanti. Felicità edotta e sedotta con evidenti risvolti verso un’alterità che si ricongiunge e s’interroga sui reali soprassalti di memoria, distintiva per l’accumulo di passione che giunge ai suoi più alti risultati, come gli esemplari due versi che ne sanciscono l’alta espressione lirica:

                                  

               “Una pur breve eternità cogliemmo

                da vertigine d’amore che vanisce.”

 

Roma, marzo 2012                                                                    Walter Mauro

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30 aprile 2013 2 30 /04 /aprile /2013 21:11

                                                        SORSO D’EROS

 

                                    (“la tremula gemma”, “le radiche del fondo”…)

 

                                            (a cura di Plinio Perilli)

 

 

 

Ciò che sempre e da sempre mi colpisce, nella poesia di Ninnj Di Stefano Busà, è la pregnante qualità del dettato, il rigore fervido delle metafore, la saggezza magnanima e dolente di cui investe e nutre – forse anche risana – ogni suo lampeggiante scorcio lirico, ogni pur aspra, purgatoriale balza poematica che, già a una prima lettura, s’irradiano invece sensibili, benefici, si dichiarano insomma anche nostri, potentemente fraterni e rispecchianti…

 

Dove le strade divergono c’è ancora

quella speranza che non s’arrende,

quel grido immenso di libertà

che la fatica del divenire sorprende.

 

La “fatica del divenire” – ecco – ma anche “quel grido immenso di libertà”: concetti, emblemi gnomici, solo in apparenza divergenti, macerati agli antipodi:

 

la fiamma accesa, se l’inverno si affolta

 

Affolta… Che squisita citazione montaliana (“s’affolta / il tedio dell’inverno sulle case”…) nonché scelta verbale! Rara, anticata, eppure già in abbraccio di fervidissimo, aggiornato travaglio.

Nella lunga strada e soprattutto al bivio tra Il sogno e la sua infinitezza (opera gemma del 2012), Ninnj conosce fin troppo bene ogni lotta con l’angelo, ogni misura (e mistura) del dolore… Tende, tenta, inforca l’ossìmoro come una nuova Penelope paziente e nostalgica, l’arco obliato di Ulisse – poesia come frastornata e imperterrita arma eroica, angustiata d’immoto al presente quanto più sacro le pare, le parve il passato:

 

la nostra gioia è arsura

 

Ma potremmo continuare con le sue inesauribili, apotropaiche sentenze gnomiche (spesso anche gnostiche):

 

l’afasia del sorriso…

…l’infinito esangue del pensiero…

…ogni gravità si riformula da sé…

…una passione che si vuole colorare

 

Di questa “acerba sostanza che muove gli alfabeti”, Ninnj è conscia e magistra, ambasciatrice preclara. I suoi libri ci compartecipano sempre un talento che è anche, ripetiamo, ricerca inesausta ed esaustiva, amicizia al maiuscolo del Pensiero e del Tempo.

Scelgo ora – della sua vastissima produzione – pochi titoli ad exemplum, per suggellare non solo il denso rito espressivo ma suffragare ancor più la costanza laica della sua fede, un’ars dictandi affilata e nobilissima, che davvero non le concede (e cui ella stessa non concede) tregua di sorta…

 

La parola profonda di pensiero

è grazia che mi salva, fremito

di chiglia che rifrange un’onda chiara.

 

Siamo Tra l’onda e la risacca (2007) di questa sua poesia che è sempre, un po’ (ce lo confessa, in esergo, con vera e propria dichiarazione di poetica), “una cattedrale per la sofferenza, una condanna a vedere sempre l’azzurro di un cielo, attraverso nubi e cataratte di temperie, pur nei grovigli di pena e sconforto, o nel disagio che pure la domina e la stritola”

 

Eppure non si tema malinconica o peggio mai intristita, la cifra costante e piena della sua opera… Vi è sempre un montaliano fantasma che ti salva (e che Ninnj battezza L’arto fantasma, ottimo esito del 2005) per reclamare e convocare una Vita di perdita-assenza che non è affatto, ben ci spiegava Raboni, “desertificazione o estinzione”; e “interloquisce nell’ordine degli eventi a una rara e impalpabile relatività di rango che è la poesia”…

 

Vite che fervono dove le anime rasentano

sterpaglie e condividono una loro esistenza

sotterranea gli insetti sotto le petraie.

Pur giunge la tremula gemma, a rimpinguare,

a rimestare la parola più lieve, ché un’oscura presenza

v’intorbida le radiche del fondo e vi balugina

qualche nuovo turgore, una plenitudine cangiante.

 

Ma torniamo all’ultima produzione della Di Stefano Busà, perfettamente confortati dalla sua capacità strenua e dolcissima di accordare talenti critici tra i più dissimili ed esigenti: Giovanni Raboni, per l’appunto (“… è poesia dal profondo. Vi è un’autentica vocazione che la determina come un flusso magmatico”…); ma anche Marco Forti (“s’interroga sulla materia cantabile, sull’unicità del concetto di essere anima/corpo di un tutto drammaticamente nudo”); Walter Mauro (“È la milizia terrena che combatte la sua impietosa guerra contro la fuga del tempo”); o il più giovane Francesco D’Episcopo (“ama trapassare e sorvolare la terra per cogliere l’universalità”)… Tutti singolarmente dediti ed adunati in variegato, convinto plauso.

 

*********

 

Il sogno e la sua infinitezza sembrava già un rilevante punto d’arrivo per tornare illesa, ribadisce Ninnj, alla sua “incandescenza, / alla distanza oscura della notte.”

Ma ecco ora questa nuovissima, breve e ispirata raccolta – che quest’infinitezza e questo sogno li rimette in gioco, in nome di un febbrile, rigemmante perché sempiterno sguardo d’Amore…

Già il titolo, Eros e la nudità, ci rimanda come ad una struggente, impennata dedica – ideale e concreta – al dio che ci appassiona: deità da intendersi però, squisito e lenito paradosso, anche quale suprema, inquieta e sorvolante categoria dello spirito…

 

Sorso d’Eros.

dono d’occhi che accende le tenebre.

 

Nelle più vecchie teogonie, si sa, Eros è considerato come un dio nato contemporaneamente alla Terra e fuoriuscito direttamente dal Caos primitivo… Eros resterà sempre, anche al tempo delle infiorescenze “alessandrine” della sua leggenda, una forza fondamentale del mondo – primordiale e raffinata all’unisono… Quell’Amore che assicura non soltanto la continuità della specie, ma propriamente la coesione interna del Cosmo…

Anche la Ninnj Di Stefano, sembra dedicare al destino e alla forza rigenerante di cotale deità (Eros, attenzione, è nato dall’unione di Poro – l’Espediente – e di Penia – la Povertà – nel giardino degli dèi, dopo un grande festino al quale erano state invitate tutte le divinità), la fantasia e il rapimento come di un’antica leggenda milesia:

 

L’amore non è né comodo né facile,

ci arde solamente come scintilla vitale,

ci scorre tra le pieghe come istante perfetto

nell’arroganza di solitudini abissali.

 

 

 

Ninnj D Stefano Busà insegue ora questi istanti perfetti dalla memoria del suo passato fino al dono sognante del proprio umano, ritemprato futuro. All’interno d’un tempo senza tempo (quello vero della poesia) che chiede al suo e certo anche nostro mito, la linfa e le radici delle stagioni più belle e fulgide della giovinezza:

 

Fummo fragranza di terre lontane,

vento di passioni, mere effrazioni,

dentro corpi felici.

Era la giovinezza,

o l’onda del mare alterata dal vento

che inondava di spruzzi il nostro viso.

 

Ed ecco la sua vera, coraggiosa e sapiente modernità: esser capace di rimare, assimilare le passioni alle effrazioni…

dalla nostra carne sboccerà l’aurora… evocherà poco più avanti, in una lirica che davvero volge al contemporaneo il pudore e l’ardore di antiche classiche elegie…

Ovunque, in tutto il suo libro, Ella invoca dunque la carne, il Corpo – e ovunque viceversa noi cogliamo, capiamo altresì proprio il fiore in luce o il buio eroso dell’Anima…

 

Sei al centro della carne, celebri il rito

dell’amore senza tempo né spazio:

come un fiore sbocci dall’oscurità.

 

*********

 

Da sempre Eros in qualità di dio dell’Amore presiede all’essenza stessa della poesia… Giocando come a intervistare oggi la Anna Achmatova di sempre, di se stessa e del proprio mito appassionato (cioè a inventarsi delle attuali eppur fedeli risposte “creative”), Maria Luisa Spaziani, in -Donne in poesia, fa discettare la grande poetessa russa proprio sul massimo e usuale tema amoroso- :

 

“Ma poi l’amore non è soltanto un fatto di natura. Lo comprendiamo meglio in seguito, quando il paradiso è lontano, quando l’intelligenza lo rielabora. L’amore può essere una pianta selvaggia, ma per un poeta come me è più probabile che sia un’orchidea rara; bisogna coltivarla, nutrirla, difenderla dai venti, pensarla, farla durare a lungo, il tempo che ci vuole per sentirne davvero il profumo, per guardarla davvero in tutte le sue impercettibili sfumature, in tutte le espressioni tenere e terribili che le presta la luce quando ne fa scintillare il velluto rosa e violetto, lo stame d’oro, quando tenta di penetrarne gli anfratti, di sondarne le caverne.”…

 

Esattamente quello che fa – peritissimamente – la Ninnj Di Stefano Busà con questo suo ultimo, ineffabile eppur profuso Canzoniere… Sguardo continuo, inesorabile all’intima, tenera luce fluente ondivaga; all’eterno impertinente Contrasto d’Amore:

 

È tutto qui… questo il canto amorevole,

sorprende le alchimie senza tempo,

le piccole gioie che catturano i sensi.

Come uccelli di fuoco sorvoliamo il caos.

 

Nonché all’ombra e al buio suo esatto contrario, smarrimento e certezza, bruniana coincidentia oppositorum, enigma e sempre nuova motivazione:

 

Poi la nostalgia ci prende

e non si arrende al silenzio delle cose,

ai rami spogli, alle stagioni in corsa.

 

Bussola appunto tenera e terribile, ma ad indicare una stella polare che per fortuna perde sempre la rotta, e la riassegna…

 

L’ora è breve, la carne solo una distanza

da colmare, un luogo da raggiungere

quando l’assenza cresce, e il poco è anestesia

che esclude le distanze,

e il fuoco è spento.

 

Una densa, trasfigurata ansia catulliana le getta in ombra la breve luce… Ma poi – abissale, spasmodica vertigine dall’antico al moderno – proprio quell’ansia (ansa) la riporta a noi, le riassapora l’amaro miele di cui già poetò, abbandonando per un po’ il romanzo, uno scrittore come Gesualdo Bufalino, che solo da vecchio (altro sintomatico paradosso amoroso) licenziò i suoi stessi, immemori e furtivi versi di giovinezza…

 

Amore intelligente e selvatico, raro ma quotidiano – fin troppo… Un paradiso dove l’intelligenza si aggira inesplicabile, inquieta e irredenta…

 

Assente è la parola che sorregge il mondo,

si fa miele amaro sul labbro, se la sfiori.

 

*********

 

Più complesso il discorso “occidentale” sulla Nudità, che si apre con la possente agnizione biblica della Genesi, 2, 25 (“Ora, ambedue erano nudi, l’uomo e la donna, ma non provavano vergogna”), per poi in fondo complicarsi col ’900 e la sua fervida ma inesorabile scienza di Psiche… Otto Rank, freudiano DOC, dedica al tempo un intero saggio che scavalca ipoteche, rimozioni, inibizioni, pulsioni… per esemplificare un grande, disvelante assunto di saggezza:

 

“… non ci proponiamo di cogliere l’utilizzazione cosciente che viene fatta del tema della nudità nella leggenda e nella poesia. L’intento è, piuttosto, di seguire le raffigurazioni inconsce del motivo che trovano il loro modello nella corrispondente situazione onirica e la contropartita nella nevrosi”…

 

Sì, la poesia si è resa molto esperta nell’addomesticare, nel domare i liberi destrieri dell’Amore. E da migliaia di anni ogni lirica ricomincia da capo eppure prosegue come un unico, stravolgente poema immenso e universale – cui ogni nuovo poeta presta il suo contributo, aggiunge un verso o un brano, uno sguardo, una carezza, un silenzio, un sussurro e un singhiozzo, un sorriso indicibile fuori della poesia… Ninnj tesse anche Lei quest’arazzo mitico, aggiunge un filo, un colore, il suo unicamente e poi anche di tutti:

 

Dimmi, se sai, la luce che rischiara

i nostri corpi, il viaggio breve dei ritardi

e dei silenzi, la vita raccolta in una mano,

come un pugno di grano maturo,

del tempo che non lascia spessore

e nasconde il segreto fino all’ultimo iato.

 

Eppure la distanza resta colmata, l’ora che è sempre troppo breve riacquista, rimerita lunghissima luce. Quando il nudo corpo è connubio d’anima, fiore che s’infrutta, complicità consacrata dalla terra al cielo:“Accanto a te anche il silenzio ha voce, / e invidia ciò che avviva i sensi”.

Poesia rispecchiante ed esplicata. Dove forse perfino questi due endecasillabi saldano in trasparenza un solo, duplice verso – un divino, coniugale duale accordato, umanato.

 

 

(Dicembre,2012)                                                                P.P                                 

 

 

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30 aprile 2013 2 30 /04 /aprile /2013 15:16

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PREMIO LETTERARIO "LAGO GERUNDO" PAULLO 

PROROGA SCADENZA 30 maggio 2013

 

 

Sezione A

 

-

“Filippo da Lavagna”

 

1. NARRATIVA EDITA

Si concorre con un racconto o con un romanzo a

tema libero, editi a partire dal 2009.

L’autore primo classificato riceverà un premio di

 

 

€ 500,00

.

 

2. NARRATIVA INEDITA

Si concorre con un racconto o con un romanzo a

tema libero, senza limiti di lunghezza.

L’autore primo classificato avrà in premio la

pubblicazione della propria opera nel catalogo dell’Editore

 

 

Lampi di stampa

e riceverà 50 copie omaggio.

È prevista, inoltre, la pubblicazione gratuita in volume e in

e-book di tre racconti gialli (non più di trenta cartelle

ciascuno), a cura di

 

 

Morellini Editore

in collaborazione

con

 

 

Milano Nera

.

 

Sezione B

 

-

“Il Barbapedanna”

 

POESIA

Si concorre con una silloge di poesie (20/30) in

lingua o in dialetto, edite ed inedite.

Sezione C

 

-

“Francesco de Lemene”

 

TEATRO

Si concorre con testi editi o inediti per atti unici o

monologhi.

Sezione D

 

-

“Ambrogio da Paullo”

 

SAGGISTICA

Si concorre con un’opera edita o inedita per i

seguenti generi: critica letteraria, spettacolo,

cinema, musica, storiografia, arti visive.

Per ciascuna delle sezioni

 

 

B, C e D

ci sarà un vincitore al

quale verrà assegnato un premio di

 

 

€ 500,00

.

 

Sezione E

 

-

“Futuro letterario”

NARRATIVA E POESIA

Il

 

 

premio è rivolto ai giovani tra gli 11 e i 18 anni.

Sono previsti due vincitori: uno per la Scuola

Secondaria di Primo Grado ed uno per la Scuola

Secondaria di Secondo Grado.

Si concorre con una poesia o con un racconto.

 

Ai primi classificati della sezione

 

 

E

, oltre ad un attestato di

partecipazione, sarà offerto un buono del valore di

€ 150,00

 

 

 

per l’acquisto di libri, CD e DVD.

IL CONCORSO È APERTO

A TUTTI GLI SCRITTORI ITALIANI E STRANIERI

(CON TESTI IN TRADUZIONE ITALIANA)

MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE

I concorrenti dovranno far pervenire, entro e non oltre il

15 maggio 2013

 

 

 

(farà fede il timbro postale), un plico

contenente: 1) n.2 copie dell’opera in formato cartaceo; 2)

file (documento Word) per gli inediti di Narrativa e Poesia

su CD; 3) curriculum personale aggiornato; 4) dati

anagrafici completi con dichiarazione di paternità

dell’opera presentata; 5) attestato dell’avvenuto

pagamento di

 

 

€ 25,00

come contributo alle spese di

gestione del Premio. È possibile versare la quota sul

 

 

C/C n.

33309204

 

 

intestato a

Comune di Paullo – Servizio

Tesoreria

 

 

, oppure effettuare un bonifico bancario con le

seguenti coordinate:

IBAN IT87 E030 6933 5521 0000 0300 025

 

 

 

.

Per chi concorre dall’estero, specificare anche:

BIC BCITITMM

 

Sono esentati dal pagamento della quota i concorrenti della

Sezione E.

Gli Autori possono iscriversi anche a più sezioni versando

per ognuna la quota aggiuntiva di

 

 

€ 20,00

.

Il materiale dovrà essere inviato alla sede del Premio,

Biblioteca Comunale, Piazza della Libertà n.3, 20067 -

PAULLO (MI),

 

 

 

specificando sul plico la sezione alla quale

si partecipa.

I testi inviati non saranno restituiti.

A tutela della privacy dei concorrenti, i dati anagrafici

saranno utilizzati esclusivamente nell’ambito del Premio

Letterario “Lago Gerundo”.

La premiazione si terrà

 

 

sabato 28 settembre 2013

presso la

Sala Consiliare e delle Conferenze del Comune di Paullo,

Piazza della Libertà n.3.

Possibili variazioni sulla data e il luogo della premiazione

saranno tempestivamente comunicate.

GIURIA

Giovanni Antonucci, Rosy Lorenzini, Cesare Milanese,

Giancarlo Pontiggia e Davide Rondoni.

Presidente: Franco Celenza.

La Giuria si riserva di non assegnare il premio previsto,

qualora i lavori in concorso non abbiano una particolare

rilevanza artistica o il necessario spessore culturale.

Il giudizio della Giuria è inappellabile.

Per ulteriori informazioni rivolgersi alla Segreteria del

Premio

Biblioteca Comunale di Paullo

Piazza della Libertà n.3

20067 Paullo (MI)

associazionefrontiera@hotmail.com

oppure consultando il sito

www.lagogerundo.org

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19 aprile 2013 5 19 /04 /aprile /2013 15:12

 

 

Olimpia di Luigia Sorrentino, pref. di Milo De Angelis, Interlinea Edizioni 2013

 

 

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Non è più al suo esordio l’autrice in questione, lo si evince dalla maturità delle sue varianti linguistiche, dai suoi moduli espressivi assai maturi che affondano nelle grandi domande della vita, e toccano con sguardo ampio e penetrante le inquietudini attraversate dal passato e dal presente in atmosfere che scandagliano i crinali e le vette con un’accensione lirica che presenta larghe visuali, difficili intrecci d’anima, a volte surreali, a volte marcatamente struggenti che si fanno segnali onirici per altre postazioni di dolore e disagio. Nella poetica di Luigia Sorrentino a prevalere è una cosmicità quasi panica che, quasi sempre, lascia intravedere una celebrazione del senso della vita, un tempo di promesse e di inganni, un luogo dove s’intrecciano e si scontrano le lontananze e le assenze, dove il dolore si ricompone in una sorta di pacatezza magico-surreale che si effonde in canto sublime, ne sa cogliere le stagioni, le analogie, i ritmi, le varianti, le metafore che prefiggono una testimonianza limpida di bellezza: “ con gioia pensiamo al giorno/ quando nella luce potremo/ uscire per abbandonare/ ciò che la nostra primavera/vincola/ / ecco di cosa moriamo// l’animale umano costretto/ si ritrae/ nella rupe di marmo/ della sepoltura (pag.75).

Un altro testo in cui lo spaccato della storia si alimenta di perenne sofferenza è: “il sole alle spalle cancella /i nostri volti/ veniamo da troppa lontananza/ lungo quella discesa / nel porticato/ altre colombe ci avvolsero/ con le loro braccia/.../ all’ampiezza/ offriamo il soffio qui  adagiato/ la bellezza che ci fu tolta/ nella luce inesorabile/ dello spegnersi” (pag. 25)

E continua Luigia Sorrentino, tenta di mitigare nei suoi versi “la carne che si avventa”, “il cuore orfano del nulla” come accenna in altro testo. Sono temi di vasta portata che mettono in evidenza implicazioni esistenziali, attraverso i non facili attraversamenti e le non sempre agevoli capacità in itinere, che costituiscono la sua dialettica in un percorso ricco di metafore. Vi è un impressionismo che travalica la simbologia raffigurativa del quotidiano e si  realizza essenziale, efficace e icastico.

La morte e la vita sono esorcizzate da angolazioni diverse, da qui il trasalimento, la resa evocativa della memoria, che sanno realizzare un modulo perfettamente fruibile e felicemente raggiunto. Versi quelli di Luigia Sorrentino che rivelano una sensibilità molto raffinata, entro un rigore e una tenuta linguistica tendenti a concentrare un risultato sorprendente, attraverso l’efficacia descrittiva, prosciugativa dell’immagine, ma persuasiva nella resa linguistica e umana.  Da qui il simultaneo derimersi di due fondamentali “motivi” quello di una trasparente e serrata progettazione di forme che offrono la coscienza gnoseologica e quello di un motivo, mai transeunte, che interferisce nella storia di ognuno in perfetta fusione tra natura e avventura che è dimensione metafisica, garbata e vigile indagine di se stessi e del mondo che ci circonda: “Lo sguardo nostro entrò in quel suo essere/ infinitamente mortale” espressione centrale, apocalittica che spinge all’ignoto, lo immobilizza e lo trasfigura

Vi è infine quella sorta di “forte” impressione che ebbi al primo incontro con la sua poesia, da cui credo prendano le mosse le sue emozioni, le suggestioni.

Le sue liriche stanno in un’atmosfera irreale che pure sa caricare la creatura che è in lei e renderla inconfondibile sul lato dello stile e del movente della sua scrittura, qualcosa di rilevante nelle sue pratiche culturali che la distinguono nettamente dal coro di tanta poesia “indifferente”.

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16 aprile 2013 2 16 /04 /aprile /2013 11:16

Notizie dalla FSC UNIVERSITA' PONTIFICIA  

Laurea Apollinaris Poetica 2013: conferimento presso l'Ups il 9 maggio

Laurea Apollinaris Poetica Il 9 maggio 2013 presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell'UPS verrà conferita la Laurea Apollinaris Poetica 2013 a cinque tra i massimi Poeti italiani contemporanei. Il prestigioso riconoscimento, nato nel 2010 dal Circolo Premio Streghetta ad opera di Serena Siniscalco, poetessa e promotrice culturale, sarà conferito dal Rettore Magnifico dell'UPS, prof. Carlo Nanni, ai poeti: Liana De Luca, Ninnj Di Stefano Busà, Dante Maffia, Nazario Pardini ed Elio Pecora.

La celebrazione di Laurea avrà luogo nell'Aula CS1 alle ore 17.30 alla presenza della Giuria, costituita dal prof. Orazio Antonio Bologna, Presidente di Giuria (UPS, Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche), dalla prof.ssa Neria De Giovanni (Università degli Studi di Sassari) Presidente dell'Associazione Internazionale dei Critici Letterari, dalla prof.ssa Cristiana Freni (UPS, Facoltà di Filosofia), dalla prof.ssa Giusi Saija (UPS, Facoltà di Scienze di Comunicazione sociale). La denominazione latina Laurea Apollinaris Poetica intende rievocare l'antico rito, in terminologia oraziana, detto Laurea donandus Apollinari ("meritevole dell'alloro di Apollo". Horat. Carmina IV,II,9) con la quale il sommo poeta latino Orazio riconosceva i meriti di Pindaro.
Oggi, detta Laurea rappresenta il massimo livello conferito a Poeti italiani di alto merito. Pertanto si propone come pista di lancio per un auspicabile Premio Nobel per la Letteratura.

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10 aprile 2013 3 10 /04 /aprile /2013 08:29

SU SUGGERIMENTO DI GIOIA LOMASTI SIAMO LIETI DI INTERVISTARE LA SCRITTRICE

 

Ninnj Di Stefano Busà poetessa, critico, saggista e giornalista. Ha iniziato a scrivere poesia in giovanissima età. Aveva 13 anni quando propose una raccolta di poesie a Salvatore Quasimodo suo corregionale e amico di famiglia, che si entusiasmò al punto di volerla premiare con una sua prefazione, se da lì a poco non fosse deceduto. La sua poesia seguì un diverso corso di eventi. Negli anni successivi fu poi apprezzata da altre personalità della Letteratura, seguirono gli autorevoli Carlo Bo, Mario Sansoni, G. Bàrberi Squarotti, Attilio Bertolucci, Antonio Piromalli, G. Manacorda, E. Sanguineti. Con il loro favorevole parere critico, l’autrice pubblicava le prime timide opere e risultava vincitrice di alcuni premi prestigiosi. Iniziava la sua vera attività con raccolte significative vinte in premi letterari rilevanti che ne mostrarono il talento. Incassava recensioni, prefazioni e scritti di Alberto Frattini, Giuseppe Benelli, Fulvio Tomizza, Geno Pampaloni, Walter Mauro, Emerico Giachery, Marco Forti, Francesco D’Episcopo, Plinio Perilli, Giovanni Raboni, Roberto Carifi e di altre qualificate personalità del mondo letterario che a vario titolo le hanno dedicato prefazioni, saggi critici, monografie. Molti l’hanno paragonata ad Alda Merini, taluni critici vi hanno riscontrato affinità con Montale. Arrivano premi come il “Libero De Libero”, (Fondi) con Le lune oltre il cancello prefazione di Bàrberi Squarotti, o come il premio editoriale “Agemina” con l’opera: Abitare la polvere prefata da A. G. Brunelli, e poi ancora L’attimo che conta prefata da Vittorio Vettori, Quella dolcezza inquieta prefata da Vittoriano Esposito che vince il Premio Atheste della Regione Veneta nel ’98. Poi anni di fervido silenzio ai quali seguono in accelerazione libri come L’Arto-fantasma, prefata da Giovanni Raboni (Premio Maestrale, Sestri, (2005); Tra l’onda e la risacca, prefata da Marco Forti (2007) pluripremiata; Quella luce che tocca il mondo (2010) con prefazione di Emerico Giachery, (Premio Tulliola 2011); Il sogno e la sua infinitezza prefata da Walter Mauro (2012) e ancora: Eros e la nudità con saggi introduttivi di Walter Mauro, Plinio Perilli, Arturo Scwarz. Ha pubblicato ventidue raccolte di poesia. Ha collaborato a varie testate giornalistiche qualificate con studi critici, articoli di attualità, di politica e letteratura.

La scrittrice si occupa anche di Estetica, Critica letteraria e Storia delle Poetiche, oltre che di Letteratura e di Scienza dell’Alimentazione. La sua vasta opera è raccolta in saggi, studi critici e articoli di varia natura. In saggistica ha pubblicato: L’Estetica crociana e i problemi dell’Arte (1986) che ha vinto rispettivamente i Premi: La Magra (Sp); il Premio G. Parise di Bolzano e il Premio Nuove Lettere dell’istituto italiano di Cultura di Napoli.

In esclusiva per vetrinadelleemozioni.com. Ninnj Di Stefano Busà concede questa intervista:

Molte opere dell’antichità iniziavano con un invocazione ad una Musa, lei ha curato cinque antologie della collana “Poeti e Muse”, cosa può ispirare un poeta, o un artista in generale, e più in particolare è esistito nel corso della sua carriera qualcosa o qualcuno che l’ha ispirata profondamente?

L’ispirazione viene dal di dentro, leggere, confrontarsi coi grandi scrittori, assimilare le loro opere con vivo e tenace interesse può essere di sostegno e di grande preparazione per il genere letterario. È necessario un entroterra culturale che nutra alle basi il sostrato emergente, una forma di vita entro la stessa vita, si presenta come il filo di Arianna per dipanare l’ispirazione, far proprio un certo sistema autonomo che io definisco come “vasi comunicanti” per entrare in contatto con la propria ispirazione, uscire dal labirinto delle forme che si accavallano per delineare immagini e contenuti ben definiti dalla caotica espressione-sperimentazione della propria interiorità, che non deve essere compromessa da nessuna configurazione preminente, ma solo dal “segno” poetico, ammesso che vi sia e sia forte. Ho curato diverse antologie poetiche di vari autori per la collana “Poeti e Muse”. In ogni poeta ho riscontrato autonomie di linguaggio e stili che li contraddistinguono, credo che la vera Poesia ha bisogno di spazi esclusivamente privati, nessuno può influenzare un poeta in modo tale da sostituirsi alla sua anima o alla sua ispirazione. Molti autori letti e studiati mi sono piaciuti, alcuni li ho amati e ne sono stata fervida ammiratrice, ho letto tanta poesia francese, inglese e americana, ma sono rimasta sempre me stessa, pur cercando differenziazioni, variazioni comprensibili nella ricerca di novità del linguaggio. Ogni tempo della propria sperimentazione si annuncia diverso per ciascun autore, in progress e sempre diversificati sono stati tutti i libri che ho scritto.

Sempre parlando delle sue opere c’è un intenzione di trasmettere qualcosa al lettore o sono state delle opere che rispecchiavano un determinato momento del suo animo?

Ogni scritto lascia sempre dietro di sé un messaggio, magari inconscio, e in esso va colta la sostanza esistenziale che lo rappresenti.

Tra le tante attribuzioni che si fanno al poeta c’è appunto quella di trasmettere emozioni, ma è sempre sincero e coerente il poeta o si può parlare di bifrontismo, secondo cui a volte la poesia diventa un sogno e vive una realtà ben diversa da quella cantata nei suoi versi?

Il poeta non si pone mai, quando scrive, un procedimento -in interiore-   su cui inserire le proprie emozioni, lo fa a caso, o perlomeno, ricerca le prospettive che più gli si addicono. Non è bifrontismo, ma voglia di aprirsi alla conoscenza, uscendo dall’isolamento e dal labirintismo dell’io per congiungersi all’etos, al nostos, alimentando forme di linguaggio che, di volta in volta, appaiono diverse e variegate, per finire alla più completa libertà di espressione che lo rappresenti. Il sogno c’è, ma vive una realtà “altra”, da quella cantata nei propri versi, oserei dire che <sogno e mito> vi fanno da sfondo, ma ogni poeta attraverso il suo percorso individuale ne propone una configurazione di tracciati differenti.

Un argomento di attualità della politica nazione è quello dei “saggi”, uomini che hanno specifiche capacità, e colui che parla di emozioni che ruolo può avere nella società?

La letteratura isola dai loschi intrichi della politica, per fortuna, la saggezza della poesia è racchiusa nelle emozioni, suggestioni, o nelle variabili segrete dell’io più interiorizzato, non nella mercificazione e nello scambio “utile” di ogni politicizzazione

Occupandosi di storia della poetica è arrivata ad avere una immagine unitaria di essa? pensa di essere arrivata ad una conclusione, quando ripensa al corso storico di quest’arte c’è qualcosa che la fa ragionare?

Mi sono occupata, come docente, per moltissimi anni di Storia delle Poetiche in corsi universitari. L’arte non ripete se stessa, né istruisce il karma che viene visitato di volta in volta da un tempo e da un luogo a se stanti. Ogni Poetica vive il suo momento storico, cerca prospettive di linguaggio mai esaustive, mai concluse, ma sempre alimentatate da stilemi in evoluzione, da linguaggi in formazione: le forme poetiche sono l’espressione di talenti sempre diversi nei confronti delle epoche storiche. Ogni individuo è testimonianza della sua storia individuale, ma anche della parola scritta che ne attraversa tutto il confronto storico e umano.

Nella sua vita ha incontrato molte personalità, ma in particolare fu Salvatore Quasimodo ad incoraggiarla all’attività poetica, come avvenne l’incontro?

Era amico di mio padre, le famiglie si frequentavano e in uno degli incontri mio padre estrasse un piccolo foglietto che teneva sempre in tasca, e glielo lesse. Restò favorevolmente colpito e gli chiese lui stesso di dargliene in lettura altri testi. Da lì, partì il suo incoraggiamento che purtroppo non ebbe sviluppi, in quanto lo stesso anno morì.

Tra le sue ultime composizioni poetiche si evincono titoli come:  “La traiettoria del vento” “ Il sogno e la sua infinitezza” “Eros e la nudità” a cosa si riferiscono i titoli delle sue opere? come nascono?

Essi sono il concentrato, l’essenza di ciò che nel libro voglio rappresentare, in genere trascrivo diversi titoli che meglio stiano ad indicare l’embrione o la forma desiderata da indicare nel testo. E un po’ come il nome da dare al nascituro, Il titolo è importante, rappresenta il biglietto da visita per il lettore. Io elaboro molto ogni testo, perché vedo nel titolo l’immagine iniziatoria della sua genesi.

Ci parli dei suoi progetti futuri

Ho da poco portato alla luce con la collaborazione di Antonio Spagnuolo L’Evoluzione delle forme poetiche (Kairos Edizioni) un grosso tomo di circa 800 pp della migliore produzione poetica di fine millennio. Si tratta di un archivio storico di grande impegno e ricchezza di contenuti che immagino passerà alla Storia della Letteratura. Sta per uscire un altro libro per i tipi dell’Editore Ursini: La distanza è sempre la stessa.

La ringraziamo molto per il tempo dedicatoci.

A cura di Matteo Montieri

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