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22 settembre 2014 1 22 /09 /settembre /2014 18:39

Salve!

 

Ecco il bando dell'ottava edizione del Premio

 

Alberoandronico.

 

La scadenza per l'invio delle Opere è stata prorogata al 30 settembre 2014.

 

Con preghiera di partecipazione e diffusione!

 

La premiazione a Roma, in Campidoglio

 

Grazie di cuore per la collaborazione e un caro saluto

 

Alberoandronico

 

 

 

www.alberoandronico.net

 

 

 

Siamo anche su facebook come gruppo albero andronico

 

 

 

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16 settembre 2014 2 16 /09 /settembre /2014 09:20

RIFLESSIONE SULLA POESIA

 

di Ninnj Di Stefano Busà

 

Poesia non è mistificazione della realtà, o deformazione mentale, come qualcuno può supporre, è invece, una sorta di sinergia che avviene tra l’io e il senso del Bello (con la B maiuscola) che alberga in noi, ci sollecita a dare il meglio di noi stessi attraverso un linguaggio e un apparato “non transeunti” della forma: la parola viene pronunciata e fa da contraltare alla nostra più intima riserva spirituale e intellettuale.

È il linguaggio che si scioglie in mille rivoli e ci porta ad esprimere la vicenda idealizzata o almeno più aderente al ns. bisogno di Bellezza.

Sì, noi, intendo l’umanità tutta ha bisogno di questo nutrimento, come il cibo per il corpo, la poesia alimenta la spiritualità dell’individuo e ne forgia l’intelletto, che viene assorbito da una parentesi leggiadra, più lieve, meno greve che muove verso una (ir)realtà predisponente ad un linguismo meno consumato, più alto e gratificante.

Quando la poesia detta, il poeta rimane tra le sue brame, catturato dalle sue stupefacenti meraviglie, che eguagliano solo “la preghiera” .

Una volta qualcuno mi disse, rivolgendosi alla mia poesia: “tu scrivi versi come se pregassi, con la stessa fede, la stessa religiosità...” Lì per lì, mi apparve come una bestemmia, non osavo paragonare i miei versi ad una preghiera...mi apparve perciò come un complimento fuori luogo, qualcosa di forzoso, un paradosso. Negli anni pensandoci e riflettendo su quella frase infelice, capii che era ponderata e forse anche vera.

Sia vero o no, quanto l’amico esprimeva nei miei confronti, ritengo che davvero vi sia qualcosa di nobile, di elevazione spirituale, di superiore in questa umile arte.

Il poeta non parla mai a se stesso, (chi lo fa è un versaiolo della domenica) non un vero, grande poeta, perché quest’ultimo scrive per il mondo, e quasi certamente non avrà compensazioni in vita.

Salvo scoprire a distanza di cinquant’anni il suo talento e, non è il primo caso, dargli la fama che merita.

La poesia è preghiera nel senso della fede e dell’armonia che in essa vi si racchiudono. La poesia è mistero fondo, invalicabile...perché ad es. taluni individui vi sono trascinati fino allo spasimo e altri sono negati? Perché prende così tanto l’anima, da non poterne più fare a meno? Non è certo per utile, perché “carmina non dant panem” e nemmeno per convenienza, perché della poesia e dei poeti non si è mai avuto un grande giudizio: vox populi la dà come “aria fritta”, una perdita di tempo che sconfina nella nequizie e nel disincanto. Allora come si spiega questo suo andare controcorrente in un mondo che se non la respinge, quanto meno non ha riguardi e considerazioni eccelse per il poeta? Credo che a spiegare la sua origine e la sua validità sia il DNA, si nasce poeti, si può migliorare, potenziare il suo plusvalore, la sua autentica vena, ma alla base di tutto si deve essere appassionati di una lingua che nessuno insegna, la cui maestra è l’anima e da essa trae nutrimento e forma, sensibilità e ispirazione verso un sentire che ci qualifica e ci rende la facoltà di capire l’eccellenza dell’intelletto, traducendolo in parole che non sono state mai usate, e che ci rendono superiori ontologicamente.

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14 settembre 2014 7 14 /09 /settembre /2014 10:39

 

 

Il burattinaio di Mariele Rosina, La Vita Felice Editore, 2014

 

                                di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

Un libro di racconti tramato sul filo dell’amore, un amore che vibra tra le pagine e pone interrogativi e incognite, s’inserisce tra le pieghe dei personaggi, ne coniuga i pensieri, in atmosfere a volte difficili, fosche, come lo possono essere quelli dei tempi bellici o postbellici, in cui si svolgono le scene, nei quali due partigiani assumono dentro di loro il segno della libertà, che è libertà di coscienza, azione imperturbabile e avvertita come episodio salvifico non solo dei protagonisti, ma dai loro salvatori, di quelli che compongono il loro entourage e mettono in pericolo la loro vita per salvarli.

 

Vi è il passato e il presente che s’intrecciano, che coesistono in un memoriale di distensione “a posteriori”, per collegare quel filo sottile che resta avviluppato tra le sfumature, i legami dei passato dei suoi personaggi che lo compongono e ne tessono una trama sottile, che quasi vi fa da sfondo, senza mai pregiudicare: i gesti, le parole, le forme di vita, la comunione di ideali che unisce talvolta le anime affini. Vi s’intrecciano ricordi, tradizioni, pudori, sentimenti che rappresentano l’amore in tutte le sue varianti.

Vi si trova disteso come un raggio di sole che attende il momento di mostrarsi, un tentativo di legare fino all’ultimo i protagonisti delle vicende, che dalla loro privata necessità trovano la forza di raccontarsi, di mostrarsi in tutta la loro storia personale. Un libro che attira l’attenzione del lettore per il suo stile piano e rilassato, anche nelle circostanze più sfavorevoli, anche quando tuonano le bombe, e i siluri della contraerea solcano i cieli. Vi s’innestano comparazioni, suggestioni e speranze che hanno in loro la certezza del pudore di una volta.

La trama è fitta di avvenimenti che trascinano chi legge lungo le strade impervie di un passato remoto ma recente sulla pelle di ognuno, che non ha metabolizzato incursioni aeree, bombardamenti e rifugi bellici. Vi si evince un messaggio: resistere, essere abbastanza forti da superare gli eventi e gli accadimenti. E l’amore conta in quel tragico epilogo di distruzione e morte; l’amore è l’unica forza alla quale si aggrappa l’umanità fino all’ultimo anelito, l’unica speranza, la più grande, seppure talvolta idealizzata e viziata, da troppi condizionamenti, veti, disperazioni e solitudini della tragedia umana. Un bel libro tutto sommato che sa trasmettere la forza del coraggio e la saggezza di rischiare per una causa giusta: la libertà, l’amore, la dedizione ad un ideale fraterno o amicale che sono valori aggiuntivi nella scala dell’esistente.

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13 settembre 2014 6 13 /09 /settembre /2014 16:03

PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO PER LUIGI MEDEA

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Inaspettata, ma gradita, è arrivata al prof. Luigi Alfiero Medea da parte dell'Associazione Onlus ''Dario Prisciandaro'' di Perdifumo (Sa), la cui presidente è la prof.ssa Eugenia Morabito, l'assegnazione di un Premio di ''Alta Benemerenza'' con la seguente motivazione ''per gli alti meriti conseguiti quale segretario e organizzatore del Premio Histonium''.  Ed in questi giorni stanno arrivando alla Segreteria del Premio Histonium lettere, telefonate ed email per congratularsi per il successo della Cerimonia e per ringraziare Vasto per l'accogliente ospitalità. Diversi poeti e scrittori hanno promesso di ritornare per il periodo delle ferie. Un altro importante riconoscimento al prof. Medea è venuto dall'Associazione ''Il Simposio delle Muse'', inserito nella Giuria del Premio, assieme ad altri illustri personalità del mondo della cultura, quali il prof. Francesco D'Episcopo, docente di Letteratura Italiana, critica letteraria e letterature comparate presso l'Università degli Studi di Napoli ''Federico II'', la prof.ssa Ninnj Di Stefano Busà, presidente della Lombardia dell'Unione Naz.le Scrittori e del Centro ''Iniziative letterarie'' di Milano, nonché  presidente del programma "la cultura della pace", progettato sotto l'egida del governo e del Consolato ecuadoriani; il prof. Giuliano Manacorda, già docente di Letteratura Italiana a ''La Sapienza'' di Roma, 
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13 settembre 2014 6 13 /09 /settembre /2014 09:59

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

Contest letterario gratuito di prosa e poesia “La Stagione dei Papaveri”

Contest letterario gratuito di prosa e poesia “La Stagione dei Papaveri”

set 6, 2014

“[...] mi chiedo se hai sentito la mia voce/ nell’eterno lamento del vento,/ se puoi vedere il mio cuore sanguinante/ nei colori dei papaveri.”.

 

Regolamento:

1. Il Contest letterario gratuita di prosa e poesia “La Stagione dei Papaveri” è promosso dalla web-magazine Oubliette Magazine e dall’autrice Delia L. Sant. Il  Contest letterario è riservata ai maggiori di 16 anni.

Il Contest è gratuito. Il tema è libero.

 

2. Articolato in 2 sezioni:

A. Short Story in 200 parole (un racconto breve avente come limite massimo di partecipazione 200 parole, e come limite minimo 30 parole)

B. Poesia (limite 80 versi)

 

3. Per la sezione A si partecipa inserendo la propria opera sotto forma di commento sotto questo stesso bando indicando nome, cognome, dichiarazione di accettazione del regolamento. Si può partecipare con opere edite ed inedite. Per un facile conteggio delle parole consigliamo di scrivere la short story in un documento word e cliccare in alto Revisione, e Conteggio parole in alto a sinistra.

Per la sezione B si partecipa inserendo la propria poesia sotto forma di commento sotto questo stesso bando indicando nome, cognome, dichiarazione di accettazione del regolamento. Si può partecipare con poesie edite ed inedite.

 

Le opere senza nome, cognome, e dichiarazione di  accettazione del regolamento NON saranno pubblicate perché squalificate. Inoltre NON si partecipa via email ma nel modo sopra indicato.

 

Ogni concorrente può partecipare in entrambe le sezioni e con una sola opera per sezione.

 

4. Premio:

N° 1 copia del romanzo La Stagione dei Papaveri”, di Delia L. Sant, edito dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni” in collaborazione con Oubliette Magazine.

Saranno premiati i primi due classificati della sezione A, ed i primi due classificati della sezione B.

 

5. La scadenza per l’invio delle opere, come commento sotto questo stesso bando, è fissata per il 6 ottobre 2014 a mezzanotte.

 

6.  Il giudizio della giuria è insindacabile ed inappellabile. La giuria è composta da:

Alessia Mocci (Dott. in Lettere, redattrice e critico letterario)

Delia L. Sant (Scrittrice)

Rebecca Mais (Collaboratrice Oubliette)

Irene Gianeselli (Collaboratrice Oubliette)

Cristina Biolcati (Scrittrice e Collaboratrice Oubliette)

Maila Daniela Tritto (Collaboratrice Oubliette)

Katia Debora Melis (Collaboratrice Oubliette)

 

7. Il contest non si assume alcuna responsabilità su eventuali plagi, dati non veritieri, violazione della privacy.

 

8. Si esortano i concorrenti per un invio sollecito senza attendere gli ultimi giorni utili, onde facilitare le operazioni di coordinamento. La collaborazione in tal senso sarà sentitamente apprezzata.

 

9. La segreteria è a disposizione per ogni informazione e delucidazione per email:oubliettemagazine@hotmail.it  indicando nell’oggetto “Info Contest Amare oltre l’oceano” (NON si partecipa via email ma direttamente sotto il bando), in alternativa all’email si può comunicare attraverso la pagina fan di Facebook:

https://www.facebook.com/OublietteMagazin

 

10. È possibile seguire l’andamento del contest ricevendo via email tutte le notifiche con le nuove poesie e racconti brevi partecipanti al Contest Letterario; troverete nella sezione dei commenti la possibilità di farlo facilmente mettendo la spunta in “Avvisami via e-mail”.

 

11. La partecipazione al Contest implica l’accettazione incondizionata del presente regolamento e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai soli fini istituzionali (legge 675/1996 e D.L. 196/2003). Il mancato rispetto delle norme sopra descritte comporta l’esclusione dal concorso.

 

Buona partecipazione!!!

 

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10 settembre 2014 3 10 /09 /settembre /2014 09:17

 

Destini temerari

 

 

Viviamo l’inganno del tempo,

come respiri di nuvole ai crinali.

Conchiglie frantumate da furia di uragani,

ombre che percepiscono l’agguato

delle Najadi in cattedrali di memorie.

 

Abbiamo il fiato corto di chi

ha corso per mari a caccia di velieri,

tesori inabissati le stagioni,

malli di noci che serbano l’aroma.

Corsari in silenzi di rogge

destini temerari, senza approdo.

 

Oh la campana assorta, note di allegrezza

apriva al vento:

nefasta al figlio dell’uomo la salvezza.

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4 settembre 2014 4 04 /09 /settembre /2014 15:58

 

Il Consolato Generale dell’Ecuador a Milano, Il Centro Ecuadoriano d’Arte e Cultura a Milano, in collaborazione con: il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi Milano-Bicocca, il Dipartimento Organizzazioni Internazionali e Diplomatiche del Campus Universitario Ciels, presentano la 4ª Edizione del Premio Letterario Fotografico Internazionale Juan Montalvo” di Poesia, Racconti e Fotografia, inspirato a: Storie, geografie e paesaggi migranti, e tutela dell’ambiente. Tra i giurati, per la poesia, 

Ninnj Di Stefano Busà (già presidente per le precedenti edizioni) 

Regolamento

1) La partecipazione al concorso è gratuita.

2) Sezione “A” Poesia. Sezione “B” Racconti. Sezione “C” Fotografia. Tutte le sezioni devono essere ispirate al tema proposto sopra.

3) Per partecipare, scaricare il modulo di iscrizione, compilarlo interamente, firmarlo, scannerizzare e inviarlo entro il 30 settembre 2014 a: premioletterarioga@hotmail.com con una poesia, un racconto (massimo 5 pagine WORD) o una fotografia (in formato JPG), editi o inediti, insieme ad un breve curriculum vitae.

4) Ogni candidato può partecipare a più sezioni.

5) Possono partecipare scrittori italiani e stranieri, residenti in Italia o all’estero, scrivendo in qualsiasi lingua.

6) Gli scritti o le immagini di contenuto offensivo od osceno verranno scartate a discrezione della giuria.

7) Il giudizio della giuria sarà inappellabile e insindacabile.

8) Saranno selezionati 10 partecipanti per ogni sezione.

9) I 30 autori selezionati saranno avvisati tramite e-mail prima del 15 ottobre 2014

10) Sarà stabilito il vincitore assoluto per ciascuna sezione.

11) Sarà pubblicato un libro in formato digitale dei 30 selezionati.

12) Gli autori selezionati cederanno i diritti in occasione della pubblicazione della loro opera e verranno opportunamente contattati per la firma del contratto di cessione.

13) La cerimonia di premiazione avrà luogo a Milano il 28 novembre 2014, il luogo esatto verrà comunicato via e-mail a tutti selezionati.

14) I vincitori di ogni sezione riceveranno una scultura simbolo del premio e tutti i selezionati un attestato di merito.

15) I premi dovranno essere ritirati personalmente o da persona delegata.

16) Nessun rimborso per le spese di trasporto.

Giuria

POESÍA: 

Roberto Malini (Presidente per la poesia italiana, inglese y francese)

Carmen Rivadeneira Bustos (Presidente per la poesia spagnola)

Ninnj di Stefano Busa, Michael Rothenberg, Maurizio Cucchi, Franco Loi, Davide Rondoni, Alessandro Quasimodo, Carmelo Consoli, Gianni Ianuale, Corrado Calabrò.

CUENTO:

Hafez Haidar (Presidente per il racconto italiano, inglese e francese)

Daniele Gallo (Vicepresidente per il racconto italiano, inglese e francese)

Arturo Santos Ditto (Presidente per il racconto spagnolo)

Sveva Casati Modignani, Gianni Vattimo, Giuseppe Benelli, Rodolfo Vettorello, Roberto Sarra.  

FOTOGRAFÍA:

Nicolò Leotta (Presidente)

Karla Yoselyn Cobeñas (Vicepresidente)

Andrea Dynners, Chiara Maggioni, Enrique Sepulveda, Dario Picciau, Giorgio Magarò, Don Alessandro Vavassori.

____ 

Presidente del Premio Guaman Allende.

Presidente honorario Narcisa Soria Valencia.

- See more at: http://poesia.blog.rainews.it/2014/09/04/premio-juan-montalvo-2014/#sthash.BJJFdG1U.dpuf

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3 settembre 2014 3 03 /09 /settembre /2014 17:17

 

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

Ines Betta Montanelli è nata alla Spezia da antica famiglia pontremolese. Fin da giovanissima si sente attratta dalla poesia che coltiva negli anni.

Al suo attivo ha otto pubblicazioni di poesie:

Dal Profondo (Araldo della Stampa, Roma, 1981);

Sete di stelle (Edizioni Toscana Arte 2000, Firenze, 1986);

Trasparenze (Carpena Editore, Sarzana, 1989);

Radici d’acqua e terra (Editrice Arte della Stampa, Vasto, 1993, stampa offerta quale primo premio Histonium di Vasto);

Nel passaggio di tante lune (Luna Editore, La Spezia, 2000);

Il chiaro enigma (Bastogi Editrice, Foggia, 2002;  ristampa 2010)

Lo specchio ritrovato (Bastogi Editrice, Foggia, 2004).

L’Assorta tenerezza della terra (Bastogi Editrice, Foggia, 2013).

 

Della poesia di Ines Betta Montanelli si sono interessati noti critici e letterati fra i quali: Mario Luzi, Giorgio Bàrberi Squarotti, Ninnj Di Stefano Busà,Maria Grazia Lenisa, Ferruccio Battolini, Loris Jacopo Bononi, Elena Bono, Giuseppe Benelli, Paolo Bertolani, Sirio Guerrieri, Vittoriano Esposito, Elio Andriuoli, Giuseppe Coluccia, Marina Caracciolo, Sandro Pietro Gros, Giovanni Sbrana, Paolo Bassani, Giovanni Petronilli, Isabella Tedesco Vergano, Gianni Rescigno, Ada De Iudicibus Lisena, Franca Vannucchi, Anna Ventura, Domenico Cara,  Pasquale Matrone, Nazario Pardini.

Pagine critico – antologiche dedicate ad Ines Betta Montanelli compaiono sulla Rivista La Tribuna Letteraria di Padova e sulla rivista Vernice della casa editrice Genesi di Torino (2003). Nel 2008 il critico letterario Pasquale Matrone le ha dedicato pagine critiche sulla rivista La Nuova Tribuna Letteraria di Padova. Presente  in varie antologie poetiche, è stata inserita ne La Spezia nella poesia del ‘900, lo studio Progetto Giovani ‘93 realizzato dell’Istituto Domenico Chiodo.

 

Nel 1997 è stata presentata a La Versiliana presso il Caffè dei Pinoli di Pietrasanta (LU) da Giuseppe Cordoni e Patrizia Hartman.

Nel 1998 ha ricevuto il Premio alla carriera nel concorso Val di Vara.

Nel novembre 2003 le è stata conferita una targa alla Cultura all’interno della cerimonia di premiazione della XV edizione del Concorso Iniziative Letterarie di Milano.

È membro di Giuria in vari premi letterari nazionali. Tiene  incontri di poesia con le scuole.

 

Ines Betta Montanelli è vincitrice di numerosi e prestigiosi concorsi nazionali di poesia, fra i quali si ricordano il Gran Premio Histonium d’oro di Vasto (CH), il concorso Penisola Sorrentina di Sorrento, il concorso di Raidue Ci vediamo in Tv di Paolo Limiti con la pubblicazione della poesia premiata su Lo Specchio de La Stampa di Torino. Finalista più volte al Concorso Lerici Pea, nel settembre 2001 ha conseguito il Premio Speciale della Giuria Lerici Pea 2001Poeti nel Golfo (Medaglia d’oro).

Nel luglio 2001 ha conseguito il Primo Premio assoluto per la sezione libro edito col volume Nel passaggio di tante lune, al Premio Histonium di Vasto (CH), libro tradotto in lingua russa. Ha inoltre conseguito il terzo premio al concorso David di Carrara nel 2003.

Al Premio Europeo di Arti Letterarie “Via Francigena” (Pontremoli 2004), ha ottenuto il Trofeo Lunigiana. Ancora, si ricordano il Premio Grappolo d’Oro (Bardolino 2005); il 2° Premio Rocca di Montemurlo (Prato 2006); il 1° Premio (silloge inedita) al Concorso Europeo “Via Francigena 2005”; il 1° Premio (Lo specchio ritrovato ed. Bastogi) Spazio Donna (Striano, Napoli, 2006); il 1° Premio sez. libro edito (Lo specchio ritrovato ed. Bastogi) Giacomo Viggiani (Pontinia, Latina, 2006); il 1° Premio sez. libro edito (Lo specchio ritrovato ed. Bastogi) al Concorso Nazionale La Gorgonie d’Oro – Gela 2009. Nel 2010 le è stato conferito, fra l’altro, il Premio alla Carriera nel Concorso Roberto Micheloni, Aulla, Lunigiana.  Fra gli ultimi riconoscimenti: il 3° Premio di poesia sez. inedito Alda Merini di Brunate (Como), nel settembre 2011; il 1° Premio di poesia sez. libro edito CAPIT Città di Fucecchio nel dicembre 2011.

 

 

 

Sacro fuoco

 

Ho lasciato la stampella in giardino

volevo rincasare senza aiuto.

Spesso sogno di correre e di ascoltare i miei passi

come acqua dentro argini odorosi,

di salire sugli alberi,

cogliere frutti sull’alto dei rami.

 

Ma con il tempo tutto muta

e si resta immobili dietro i vetri dello sgomento

a guardare le stagioni che passano

che si vestono e si spogliano.

Luce e gelo.

 

Ma se dentro di noi

il sacro fuoco della vita, arde con passione,

allora, anche la speranza si fa luce

di tenerezza e di nuovo vigore.

 

Così, “ sei bella dico alla vita”

anche quando il dolore ci incatena

a sedie di solitudine e di malinconia.

 

 

 

Donna, amorosa voce d’universo

 

Dolce si fa il mistero che ti circonda

e che ti rende unica quando doni la vita

e allatti il tuo bambino nato dall’amore.

Miracolo e bellezza il tuo essere madre

di tutti i figli del mondo.

 

Eppure qualcuno a volte dimentica chi sei

ed allora divieni oggetto di scherno

e di meschini pensieri, così in un baleno,

il tuo vivere diviene calvario.

 

Ma tu resti radice profonda 

delle umane promesse

che ti rende preziosa

nelle cupe corsie di ospedali,

passo sicuro, sorriso d’aiuto.

Nelle case di riposo

quando asciughi lacrime di vecchi soli.

 

Donna, amorosa voce d’universo.

 

 

 

Il linguaggio della fede

 

 

Abbiamo detto addio a dolcezze d’anima.

Questo tempo ci chiude in stanze  di dolore,

così abbiamo chiuso la porta  ad ogni gioia.

Anche l’amore  è prodotto scaduto

da quando l’uomo aspira non alla dovizia

del cuore ma del denaro accumulato chissà come.

 

I vecchi, uno ad uno, se ne vanno

insieme a quei valori soffocati dal potere.

Ma il volto della fame è sempre tra di noi

e la ricchezza indifferente non lo scorge.

Soltanto chi si ama nel semplice  linguaggio

della fede nutre speranze di un mondo migliore.

 

 

 

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30 agosto 2014 6 30 /08 /agosto /2014 11:53

 

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

 

Lucio Zinna. Nato a Mazara del Vallo nel 1938, si è trasferito giovanissimo a Palermo per seguire gli studi di filosofia e pedagogia nell’Università, dove si è laureato. Nel 1965 ha fondato a Palermo il Gruppo Beta, che interagì con il Gruppo 63. Ha operato nell’ambito dello storico “Centro Pitré”, negli anni ’70-’90. Ha collaborato con la RAI siciliana per  i programmi culturali (1981-1988). Dal 2007 vive a Bagheria. Ha pubblicato, di poesia: Il filobus dei giorni (1964), Un rapido celiare (1974), Sàgana (1976), Abbandonare Troia (1986), Bonsai (1989), Sagana e dopo (1991), La casarca (1992), Il verso di vivere (1994), La porcellana più fine (2002), Poesie a mezz’aria (2009), Stramenia (2010); di narrativa: Antimonium 14 (1967), Come un sogno incredibile/Il caso Nievo (1980, 2006), Il ponte dell’ammiraglio (1986), Trittico Clandestino (1991), Un’estate a Ballarò e altri racconti (2010). È autore di saggi, prevalentemente dedicati ad autori siciliani del ’900, in parte confluiti nel volume La parola e l’isola. Opere e figure del Novecento letterario siciliano (2007). Ha curato la sezione Sicilia (testo critico e antologia) in “Dialect Poetry of Southern Italy”, a cura di L. Bonaffini (New York, 1997). Suoi testi sono stati tradotti in inglese, spagnolo, francese, portoghese, greco, romeno, serbo-croato, macedone.

 

 Illusorietà del presente

 

 

Ciascun giorno ha la sua circoscritta

infinità che – metodica – la  clessidra

tenta di catturare imbrigliando

lo scorrere  dei granuli. Non il passato

si sottrae alla calamita dei sensi

non il futuro in attesa è l’hic et nunc

che gioca alle tre carte e la più falsa

piega l’acuminata vista.

 

È  perché i sensi colpisce (luce d’alba

corpo di donna  ampie marine ove

l’occhio respira) che pare solido

questo presente che sotto lo sguardo

si scioglie come in acqua cristalli

di sale. Il minuto successivo rinnova

l’illusione nel suo vitale impulso.

 

Il reale  – circostante si dice –

ha pesantezze e levità misurabili e tutto

pare spingersi oltre l’istante a rendere

inossidabile il presente. Ma  tutto sparisce

con l’attimo che muore mentre più è vivo

e si nega affermandosi. Nel suo sorgere

perisce e non si abbatte – virgulto di aerea

gravità – nell’avvizzire genera. Solo

la memoria è ferma finché  è data memoria

perituro macigno armonia delle sfere.

 

 

 (da “La porcellana più fine”, Sciascia editore, Caltanissetta-Roma, 2002)

 

 

 

I molti e il loro altrove

 

 

Ormai i molti sono gli scomparsi

dal mio globo e non so che velo

li ricopra quale vento sottile

sussurri tra ora e allora tra qui e dove

dove come grido sommesso.  

 

Dove siete se ancora siete chi vi cela in quale

cielo vi vela sotto quale vela navigate per quali

onde galattiche chi vi impedisce di lanciare

un amo o di agganciarlo oltre le nebbie

del ricordo se ancora in voi albergano ricordi.

Siete il mio popolo disperso nel gorgo

del tempo la mia diaspora in profondità.

Siete prossimi e inaccessibili siete compagni

silenti o smarriti in astrali spazialità

in quale comunità di trasparenze dimorate

o in quale solitudine stellare procedete

alla ricerca di un punto luminoso che nessuno

sa dove sia neanche nel vostro altrove dove sia.

 

(da “Stramenia”, con dipinti di Eliana Petrizzi, Arca Felice, Salerno 2010)

 

 

                                                 Partenze e arrivi

 

 

Non la partenza conta

né la fermezza o l’instabilità

del punto da cui ti muovi.

Conta quel che lasci

e cosa ti porti

(nel centro della pupilla

in un rincón del cuore)

il dolce e l’amaro.

E l’agrodolce.

Le esaltazioni e le paure.

E le albe

coi loro tramonti.

E il prossimo quando lo è.

 

Non l’arrivo conta

né la solidità o fluidezza

del punto verso cui ti muovi.

Conta quel che ti attende

se qualcuno ti attende

che cosa ti attendi

il cuore che vi conduci

se sono nuove le tue pupille.

E ancora le albe

coi loro tramonti.

E il prossimo se lo sarà.

 

Conta la vita

lì – nel suo spigolo –

a contare i passi.

 

                         (da “Almanacco Thule 2013”, Palermo 2012)

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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27 agosto 2014 3 27 /08 /agosto /2014 14:11

LA SCRITTURA di Ninnj Di Stefano Busà

saggio critico (a cura di Giorgio Bàrberi Squarotti)


La parola di Ninnj Di Stefano Busà si è fatta sempre più alta, sollevandosi dalla liricità sopra le righe, già assai forte, delle prime opere, fino a raggiungere il sublime delle ultime opere: dalla ricerca del significato dell’esistenza alla riflessione più profonda e lucida, distaccata e sofferta delle vicende e delle esperienze attraversate, che talvolta sono riprese, (ri)narrate, (ri)esposte per spiegarne appieno il valore e la perdita, aggiungerne le sconfitte e le tensioni, l’esemplarità e l’inquietudine. La luce è quella della parola incomparabile: senza di essa tutto sarebbe confusione, incomprensibile caos, impossibilità a trovare valore e verità negli accadimenti così contorti, ambigui, contraddittori per il tempo umano che attraversiamo. La parola, allora, è sempre faticosa, dolorosa, ardua da tirar fuori dal magma della vita per portarla appunto alla luce del mondo, e un testo che è incluso nel libro ne è la prova evidente, poiché si conclude proprio in quella che è una dichiarazione di linguismo e una confessione di accettazione di pene, tenerezze, grazie e affanni, lacerazioni e suggestioni. Ecco, il programma scrittorio dell’autrice è di una totalità estrema, appartiene al mondo: non può disgiungersi da esso, tutto ciò che può essere sperimentato con l’anima e con i sensi, è dono di una grazia trascendente, perché la parola è dunque l’infinito strumento che può rivelarlo, raccontarlo, spiegarlo, al tempo stesso alacremente variandone le visioni, le esperienze, le capacità, gli stati d’animo del poeta, di mostrarne l’antica sua eco e la nuova scoperta. La costruzione dei testi si avvale di costanti analogie, per giungere a manifestarsi poi con ricchissime varianti, affermazioni, metafore, visioni, sentenze, similitudini, allegorie, usi e interpretazioni della parola che non mancano mai di stupire. Il punto di partenza è la constatazione di una forma o di un aspetto, di un’emozione, di una suggestione che la natura, la stagione o quant’altro trasmettono al suo repertorio. Un luogo anche minimo che la vita ci propone, e da lì, a poco a poco il discorso si sviluppa, quanto è stato visto o sentito si rivela come un messaggio, un emblema, perché il mondo non è quello che appare realistico e naturale, quando lo affronta il poeta lo sente ingannevole e denso di incognite, caotico, contraddittorio, e non è mai ingenua e sentimentale la poetica che origina da una sensibilità extra, quasi in interiore, scavando nelle ambiguità dell’essere la sostanza fruibile della sua bellezza e del suo canto. La poesia, quando c’è va al di là degli oggetti e delle apparenze visibili, è costituita da exsempla che sollecitano immediatamente ad essere identificati. 
La natura si rivela, allora, come una sequenza affollata di segni, di tracce e Ninnj Di Stefano Busà li mostra pressoché quali rivelazioni di malessere, di disagio, pur con le dovute aperture d’ali, pur con aureole solari, nel segno di luce o di tenebra esplicita la speranza, non è mai succube dell’oscuramento, mai refrattaria al cielo. Il raffronto fra le presenze naturali delle scoperte è il riconoscimento della condizione umana di pena, (il male di vivere montaliano), però, esistono in questa scrittrice. Penso al suo ultimo romanzo, alle sue ultime opere in poesia: “la giovinezza se n’è andata.” Sono i dati di un giorno di vita, che per la potenza e la forza del pensiero e della parola, si rivelano subito come visioni metaforiche di trafitture, di disagio, di pena, che l’anima coglie in piena consapevolezza del suo status, e ne esce profondamente turbata. La metafora assume la sua forma perfetta e mirabile non solo la realtà in sé conclusa. Continua la rappresentazione della parola alta, potente: “...........” sia in versi che in prosa. Vi è l’incrinarsi dell’essere, della vita, il trasfigurarsi nell’altro cielo, quello pacificato e rasserenato che è poi l’aspirazione frequente nel discorso poetico dell’autrice, ma a fronte ha sempre la consapevolezza della caducità, del dolore e della fatica del quotidiano, in ogni momento la razionalità e l’intelligenza del cuore (come elle stessa le definisce). C’è in questo impegni di scrittura l’aspirazione a un labile conforto, a un’apertura d’ala, a un cielo più sereno. L’allegoria è particolarmente grandiosa e rivelatrice: il nostro corpo è l’abito minimo, come la conchiglia che vagamente aspira alla grandezza del mare aperto. E lo spirito è partecipe del divino, e l’ascensione alla trasfigurazione celeste è difficile, precaria, contraddittoria, mai ampiamente conclusa, perché il mondo offre minimi episodi di chiarezza, pochi modelli di perfezione per il conforto del cuore. Per emblemi il discorso di Ninnj Di Stefano Busà giunge all’esemplarità dei concetti. Intorno c’è il turbinare delle apparenze, delle contraddizioni che appaiono forme e vicende della natura, degl’innumerevoli episodi o esperienze umane, e di fronte, ecco le sentenze, le verità, le aspirazioni e il dolore. Non è, (si badi bene) un giudizio e una considerazione sulla propria vicenda di vita e di pensiero, ma la suprema spiegazione più logica della condizione di tutti gli uomini, fra pena che trascina l’anima nella violenza confusa delle situazioni e il volo verso l’infinito, cui l’anima “semplicetta” di ogni individuo e di cui parla Dante è orientata.
Ma è la tensione irresistibile, eppure sempre così difficile, faticosa, delusa, ferita a drenare nell’autrice il privilegio della parola. La costruzione linguistica di Ninnj Di Stefano Busà è costantemente dichiarativa, per poi svolgersi fino alla sequenza degli emblemi, delle metafore che tendono ad accogliere da un testo all’altro, e da un libro all’altro, gli aspetti e le forme dell’esperienza esistenziale, che si mantengono sempre a livelli molto alti, (bontà della parola quando è vera!) con toni sacrali, ma anche dolorosi fino a concludersi in una compresenza di immagini, di indizi che anelano alla profondità dell’anima. Il discorso non è mai dettato dalla vicenda personale del poeta, ma si esplicita come significato universale, per i tempi e i luoghi che sono del tempo stesso di contraddizione, di crisi, di assenza di valori, e quasi privi del tutto del sacro e del sublime: versi....., che iniziano da un concetto generale, per piegare quasi subito dopo all’evocazione emblematica e naturalistica del mondo, come analogia con l’umano, e proprio con quella stagione che preannuncia il germoglio della rinascita.
Questo romanzo: Soltanto una vita, è, allora, un supremo modello di varianti che si commisura con l’abbondantissima logica del pensiero e delle proposte, uno spartito denso di concetti e di immagini, di indagini e scavi intorno all’esistente e all’assente. La scrittura di questa autrice è ben riconoscibile; è un florilegio che si avvale di un ritmo particolarmente efficace, fascinoso, che dà esiti felicemente raggiunti, ma è anche una lezione alta di letteratura per le molteplici varianti che adotta nell’elaborazione, le quali a seconda dell’esigenza del discorso, a volte, si contraggono o si prolungano, altre si armonizzano e si allineano ad atmosfere intensa, di grandissime aperture che fanno molto riflettere. Tutta la produzione di Ninnj Di Stefano Busà è un impianto straordinario, una costruzione verbale di grande afflato che stabilisce in modo forte e deciso la verità della poesia indefettibile, straordinaria, forte e potente. Questa scrittrice, lo andiamo ripetendo da anni ormai, è giunta a segnali altissimi di linguismo.

Giorgio Bàrberi Squarotti

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Published by Buongustaio - in pezzi critici
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